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Cosa sta succedendo al dollaro

3 min di lettura

Cosa è successo?

Nelle ultime ore il dollaro americano ha toccato la quotazione di 0,84 sull’euro. Il che significa il livello più basso dal 2022. Secondo gli analisti, alla radice di questo crollo non ci sarebbero tanto ragioni economiche – anzi l’economia statunitense risulta ancora in crescita, anche se non più ai livelli di qualche mese fa – ma l’instabilità innescata dalle politiche e dalle dichiarazioni recenti di Donald Trump. In particolare, a indispettire i mercati sarebbero le sue prese di posizione mutevoli e soprattutto la sua scelta di usare i dazi come una clava politica, per ottenere concessioni o per condurre trattative. Tutto questo ha portato a una sfiducia degli investitori nella divisa americana e, per converso, a un rafforzamento dell’oro (ai suoi massimi storici: oltre i 5000 dollari l’oncia) e di altre divise come l’euro o il franco svizzero.

Perché è importante?

Perché la tenuta del dollaro può indicare molto di quello che pensa la finanza della tenuta politica degli Stati Uniti, considerati, in una situazione senza precedenti, un capitale in cui smettere di investire. Così la scarsa tenuta valutaria degli USA apre scenari ancora interessanti, soprattutto alla luce degli altri risultati finanziari USA. In particolare il Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici, sembra avere risultati molto buoni, trascinato dalle tecnologie AI (per le quali si teme, però, lo scoppio della ‘bolla’).
Non solo. A rafforzare la posizione dell’economia USA dovrebbe arrivare anche il fatto che è previsto che la Fed sia pronta a sospendere i tagli dei tassi di interesse nella riunione di questa settimana, cosa che in via teorica dovrebbe rafforzare la valuta, ma che in questo contesto politico non sembra sufficiente. facendo.
A peggiorare la situazione c’è l’atteggiamento del presidente che, in merito al deprezzamento del dollaro, ha commentato: “È fantastico, ne vorrei di più”. Parole che hanno senso nell’ottica di rafforzare l’export USA, che potrebbe giovarsi di un indebolimento della valuta e quindi essere favorito nei commerci delle sue merci che, inevitabilmente, costerebbero meno e sarebbero più appetite sul mercato.
Ma che stonano nel contesto di un’economia forte e competitiva come quella americana, che anzi, ha fatto sempre un punto di forza del peso della sua valuta. Oltre a tutto questo, c’è da considerare il fatto che lo scarso valore del dollaro, unito alle politiche daziarie rischia di rendere molto costose le importazioni americane, con il risultato di ridurre la produzione industriale e, quindi, l’economia.

E adesso?

Il cammino del dollaro sui mercati valutari sarà deciso probabilmente da più fattori:

  • La decisione della FED rispetto ai tassi (probabilmente rimarranno stabili). Scelte che potrebbero cambiare da maggio in poi, ossia da quando scadrà il mandato dell’attuale presidente Jerome Powell
  • Le prossime decisioni del presidente Trump sia sul piano internazionale, sia su quello interno. In quest’ultimo settore, infatti, si teme che le tensioni innescate dalla polarizzazione stiano lacerando il tessuto sociale americano e quindi, indirettamente, quello produttivo.

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