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Cosa dice il Munich Security Index 2026

3 min di lettura

“Il mondo è entrato in un periodo di politica demolitrice. Una distruzione radicale, piuttosto che riforme attente e correzioni politiche, è all'ordine del giorno. Il Paese più importante tra coloro che promettono di liberare il proprio Paese dai vincoli dell'ordine esistente e di ricostruirlo come una nazione più forte e prospera è l'attuale amministrazione statunitense. Di conseguenza, a più di 80 anni dall'inizio della costruzione, l'ordine internazionale post-1945 guidato dagli Stati Uniti è ora in rovina.”

Comincia così, con una schiettezza inconsueta, il nuovo report sulla sicurezza globale redatto dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, in apertura venerdì 13 febbraio.

Il testo si concentra, in tutte le sue analisi, su un punto chiave: l’ordine mondiale che ha retto dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi e che aveva per perno (anche negli anni della Guerra Fredda) gli Stati Uniti è finito. Ed è finito per decisione degli Stati Uniti che, in questa fase, non si sono limitati a ritirarsene, arroccandosi su posizioni di isolazionismo, ma sono inaspettatamente passati dalla parte di chi questo ordine statuniti-centrico intende distruggerlo.

Alla luce di tutto questo, il report, intitolato significativamente "Under Destruction" (Sotto distruzione), stila il consueto Munich Security Index 2026, il sondaggio annuale che misura la percezione dei rischi in 12 Paesi (G7 e BICS), dal quale si evince che la fine dell’ordine che ha retto negli ultimi 80 anni è assodata. Al suo posto si è affermato un ‘disordine’ distruttivo, tanto che solo una minima parte dei cittadini dei Paesi G7 ritiene che le attuali politiche governative miglioreranno la vita delle generazioni future.

Il paradosso però è che questo vuoto di fiducia, invece che concentrare le preferenze dell’elettorato verso i leader tradizionali che propongono politiche di stabilizzazione, rafforza il peso e la posizione di leader distruttivi come Donald Trump negli USA, o gli estremisti anti-UE in Europa.

Nel Security Index 2026 i dati raccolti (entro fine 2025) mostrano un cambiamento radicale nelle preoccupazioni dei cittadini rispetto agli anni precedenti. In particolare:

  • Gli Stati Uniti sono passati dall'essere considerati un fattore di stabilizzazione all'essere considerati un fattore di rischio.
  • I rischi cyber e la disinformazione sono considerati i principali pericoli per la sicurezza.
  • La Russia fa meno paura di quanta ne facesse un anno fa, poiché considerata potenzialmente meno destabilizzante degli USA di Trump.
  • Il rischio di guerre commerciali è salito drasticamente (dal 21° al 7° posto nel G7). Questo riflette la paura per i dazi massicci e la frammentazione del commercio globale.
  • Instabilità interna degli USA: l’ipotesi che gli USA possano diventare teatro di una guerra civile o di azioni di guerriglia è considerata molto probabile.

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