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Cos'è Anti-Coercion Instrument (ACI)?

3 min di lettura

Cosa è successo?

Da alcune settimane la tensione tra Stati Uniti ed Europa è particolarmente elevata e, per molti versi, inedita. Alla base vi è l’esplicita volontà americana di appropriarsi di una parte del territorio europeo, la Groenlandia, anche ricorrendo all’uso della forza. Questo ha determinato un progressivo deterioramento dei rapporti tra USA e Unione europea, di cui, per una complessa fattispecie giuridica, fa parte la Danimarca, ma non la regione autonoma danese della Groenlandia, con ricadute dirette anche sul piano commerciale. Il 19 gennaio 2026 Donald Trump ha annunciato l’imposizione di nuovi dazi del 10% — destinati a salire al 25% a partire da giugno, su tutte le merci provenienti dagli otto Paesi che avevano partecipato, la settimana precedente, all’esercitazione militare Arctic Endurance. L’esercitazione era formalmente tale, ma è stata percepita dall’amministrazione americana come un atto ostile, volto a ostacolare il progetto statunitense di acquisizione — o addirittura annessione — della Groenlandia. Da qui la decisione di imporre dazi ai Paesi coinvolti. In risposta, l’Unione europea sta valutando l’introduzione di controdazi su merci americane per almeno 93 miliardi di euro e, soprattutto, l’eventuale utilizzo, su richiesta della Francia, dello strumento anti-coercizione (Anti-Coercion Instrument, ACI), considerato il “bazooka” commerciale dell’UE.

Perché è importante?

L’ACI è il principale strumento di coercizione commerciale a disposizione dell’Unione europea. Non si limita all’imposizione di misure tariffarie, ma prevede anche l’esclusione dal mercato europeo di servizi digitali, brevetti e appalti pubblici. La sua eventuale attivazione avrebbe conseguenze rilevanti sia sul piano politico sia su quello economico. Sul piano politico, segnerebbe un netto cambio di passo nella strategia europea, che per la prima volta utilizzerebbe in modo esplicito il peso del più grande mercato unico del mondo come leva geopolitica. Sul piano economico, rischierebbe di spezzare l’asse commerciale tra UE e Stati Uniti, che resta oggi il più importante a livello globale. Le conseguenze sarebbero severe per entrambe le parti. Gli Stati Uniti esportano verso l’Europa prevalentemente servizi e prodotti protetti da copyright, proprio i settori che verrebbero colpiti direttamente dall’ACI. Al tempo stesso, anche per l’UE l’attivazione dello strumento sarebbe complessa da gestire: una parte significativa dei servizi digitali utilizzati dagli europei è di origine americana, e l’Europa dipende tuttora dagli Stati Uniti sia per gli approvvigionamenti di gas (solo parzialmente compensabili dalla Norvegia) sia per il sostegno militare all’Ucraina.

E adesso?

La procedura prevede che l’ACI possa essere attivato dalla Commissione europea su richiesta di uno Stato membro, in questo caso la Francia, e con l’autorizzazione della maggioranza qualificata del Consiglio. È tuttavia verosimile che, prima di una decisione dalle conseguenze così ampie e difficilmente prevedibili, la Commissione tenti una nuova mediazione politica per evitare un’escalation commerciale.

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