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Con l'obiettivo di triplicare la capacità dei data center in Europa nei prossimi 5-7 anni, la Commissione Ue introduce etichette A-G per l'efficienza energetica e idrica

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Con l'obiettivo di triplicare la capacità dei data center in Europa nei prossimi 5-7 anni, la Commissione Ue introduce etichette A-G per l'efficienza energetica e idrica

Cos’è successo

La Commissione europea ha adottato il 21 settembre un sistema di etichette pubbliche per i data center, con due voti da A a G per l'efficienza energetica e idrica. L'obbligo riguarda gli impianti con almeno 500 kW di potenza installata nelle apparecchiature informatiche; i più piccoli potranno aderire volontariamente. Parlamento e Consiglio hanno due mesi per opporsi all'atto, mentre le prime etichette sono previste entro il 15 agosto 2027.

Saranno aggiornate ogni anno usando i dati che gli operatori devono già comunicare alla banca dati europea, operativa dal 2024. Oltre ai voti, mostreranno le fonti di energia e indicheranno se l'impianto è predisposto per cedere calore all'esterno o contribuisce alla stabilità della rete. Per ora non vengono imposti tetti ai consumi, e sugli eventuali standard minimi di prestazione Bruxelles ha aperto una consultazione separata.

Perché conta

L'Europa vuole triplicare la propria capacità di data center nei prossimi cinque-sette anni, e usare meglio l'energia disponibile può renderle meno costosa l'espansione. La Commissione cita una domanda elettrica del settore in crescita dai 68 TWh del 2024 a 114 nel 2030, il 3,2% del totale europeo (si parla di tutti i data center, non soltanto di quelli per l'AI). Sono consumi legati ad attività economiche che l'UE intende attrarre, il cui impatto dipende anche da dove vengono costruiti gli impianti.

  • Una A nell'energia segnalerà che raffreddamento e altri consumi di supporto pesano poco rispetto a quelli delle apparecchiature informatiche; il voto confronta infatti l'energia assorbita dall'intero impianto con quella dei server, senza misurare quanta elaborazione utile producano questi ultimi. Un centro enorme e ben gestito può così ottenere una A pur richiedendo molta più elettricità di uno piccolo e inefficiente — con esigenze ben diverse per la rete che dovrà alimentarlo;
  • Sull'acqua, la classe dipende da quanta acqua dolce viene utilizzata per ogni kWh assorbito dalle apparecchiature informatiche. I due voti possono persino premiare scelte opposte: raffreddare facendo evaporare acqua può risparmiare elettricità, con un compromesso più o meno conveniente a seconda della disponibilità idrica locale. La CCIA, associazione che rappresenta diverse grandi aziende tech, contesta criteri uniformi per climi diversi; il regolamento prevede già informazioni climatiche e spiegazioni dei compromessi, che però accompagnano le lettere senza modificarle;
  • Chi compra servizi cloud avrà dunque un elemento in più per scegliere, mentre chi vuole valutare il prossimo campus sul proprio territorio continuerà a dover cercare altri dati. I consumi assoluti delle singole strutture comunicati alla banca dati rimangono infatti riservati per ragioni commerciali, salvo le informazioni destinate all'etichetta. Attraverso questo sistema si potrà conoscere l'efficienza relativa, senza ottenere il quadro completo della domanda locale di risorse.

Adesso

  • Recuperare il calore dei server per riscaldare edifici vicini — oppure spostare alcune attività fuori dalle ore di punta — può portare benefici anche oltre il recinto del data center. La nuova etichetta dà spazio a queste possibilità, sia pure con una distinzione importante: un impianto può dichiararsi predisposto al recupero del calore anche quando mancano la rete esterna o le tecnologie necessarie a portarlo alla temperatura richiesta. Fra quella disponibilità e le case riscaldate ci sono ancora investimenti da fare;
  • Costruire nuove reti richiede poi di stabilire chi debba pagarle. Le leggi appena firmate in California cercano di far sostenere ai data center i costi dei potenziamenti necessari a servirli, proteggendo gli altri utenti anche contro un successivo ritiro del cliente. È un tema rilevante anche per l'Europa, e già emerso nei grandi progetti americani: un campus può finanziare infrastrutture utili alla comunità, purché gli accordi impediscano che un ridimensionamento della sua domanda lasci ad altri il conto;
  • La consultazione europea sugli standard minimi si chiuderà il 14 dicembre. Definire requisiti obbligatori richiederà di valutare insieme gli indicatori e le condizioni locali, perché una soglia vincolante può orientare già la progettazione di un impianto. Per l'Europa, che vuole più capacità di calcolo, l'efficienza può ridurre i costi dell'espansione; inseguire una A che sposti semplicemente i consumi dall'acqua all'elettricità rischierebbe solo di rendere più bella la pagella (e più caro il compute).

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