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Con il velivolo spaziale VORTEX e i satelliti YODA la Francia vuole liberare l'Europa dall'orbita Usa

Cosa è successo
La scorsa settimana, la Secure World Foundation ha pubblicato il rapporto “Global Counterspace Capabilities 2026”. Nel testo, si evidenzia come sia in corso un’accelerazione significativa nella corsa internazionale allo sviluppo di spaceplane (aerei spaziali) riutilizzabili e di satelliti “bodyguard” o “patrol-guard” destinati a proteggere gli asset orbitali.
Negli ultimi anni, sempre più Paesi hanno investito in queste tecnologie co-orbitali, capaci di manovre ravvicinate in orbita. Stati Uniti e Cina sono già entrati in questo campo da tempo con l’X-37B americano (otto missioni completate) e il veicolo sperimentale cinese (quattro voli dal 2020), utilizzati per operazioni di controllo, ispezione e dispiegamento di payload.
Ma ciò che emerge con forza dal rapporto è l’ingresso attivo di altre potenze:
- La Francia ha siglato un accordo con Dassault per il dimostratore VORTEX (primo volo previsto nel 2028) e sta sviluppando il programma YODA per satelliti ispettivi e di protezione entro il 2030;
- La Germania ha inserito spaceplane e satelliti bodyguard nella sua nuova strategia di sicurezza spaziale del novembre 2025;
- L’India ha testato il prototipo Pushpak con atterraggi autonomi e ha annunciato piani per satelliti di scorta dopo un incidente orbitale del 2024;
- Il Giappone ha avviato un programma per satelliti bodyguard con test entro il 2029.
Perché è importante
Questo sviluppo indica che la protezione attiva degli asset spaziali sta diventando una priorità strategica non più limitata alla rivalità Usa-Cina, ma estesa a diverse potenze medie e grandi. Gli spaceplane e i satelliti manovrabili offrono una capacità unica: ispezionare satelliti (propri o altrui), difenderli, recuperare asset o, potenzialmente, interferire con quelli avversari in modo reversibile e con minor produzione di detriti rispetto alle armi antisatellite cinetiche tradizionali. Lo spazio non è più visto solo come un ambiente di supporto, ma come un vero dominio di combattimento in cui occorre sia proteggere le proprie capacità sia poter negare quelle altrui.
E adesso?
Questa tendenza accelera la militarizzazione dello spazio e aumenta il rischio di incidenti o escalation in caso di crisi internazionale. Anche alleati tradizionali degli Stati Uniti stanno sviluppando capacità autonome, riducendo la dipendenza esclusiva da Washington.
- Dal punto di vista della sicurezza, i satelliti civili e militari (per comunicazioni, navigazione, osservazione della Terra) diventano obiettivi più contesi, spingendo tutti gli attori a rafforzare resilienza e difesa attiva.
- Sul piano della sostenibilità orbitale, il maggior traffico di veicoli manovrabili rischia di aumentare la congestione e la probabilità di collisioni involontarie. Questo ulteriore tassello della corsa allo spazio rafforza una logica di superiorità spaziale e complica eventuali futuri accordi di controllo degli armamenti.
- In ultima analisi, chi riuscirà a controllare meglio questo nuovo “campo di battaglia orbitale” otterrà un vantaggio decisivo in qualsiasi conflitto futuro, poiché il dominio dello spazio determina superiorità in termini di comando, controllo, intelligence e comunicazioni. Il rapporto della Secure World Foundation fotografa chiaramente un cambio di paradigma: dallo spazio come “bene comune” allo spazio come arena contesa e preparata per il confronto. L'Europa sta attualmente discutendo il suo Space Act. Ma nelle bozze presentate il tema dei satelliti bodyguard non sembra farne parte.