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Con i modelli cinesi passati dal 4,5% al 30% dell'uso AI da parte delle aziende Usa, Pechino valuta di limitarne l'export

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Con i modelli cinesi passati dal 4,5% al 30% dell'uso AI da parte delle aziende Usa, Pechino valuta di limitarne l'export

Cos’è successo

Il Ministero del Commercio cinese ha riunito nell'ultimo mese i principali laboratori AI del Paese — Alibaba, ByteDance, la startup Z.ai — per discutere se limitare l'accesso estero ai modelli più avanzati della Cina, compresi quelli non ancora usciti. Lo riporta Reuters, citando tre persone al corrente dei colloqui. Le restrizioni allo studio colpirebbero sia i modelli chiusi sia quelli a pesi aperti (open-weight, cioè scaricabili e modificabili da chiunque); si è parlato anche di rendere il furto o la fuga di tecnologia AI un reato ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale, e di limitare chi può finanziare le startup AI cinesi. Niente è deciso: l'ambito resta in discussione, le misure potrebbero valere solo per i modelli futuri e non c'è, per il momento, alcuna data fissata.

Da DeepSeek R1 in poi i modelli aperti cinesi sono passati dal margine al centro. Sui router che smistano le chiamate delle aziende americane — OpenRouter su tutti — sono saliti dal 4,5% della prima metà del 2025 a oltre il 30% (con picchi al 46%) del traffico settimanale (dati OpenRouter via CNBC). GLM-5.2 di Z.ai, aperto e a licenza MIT (tra le più permissive), arriva a un punto percentuale da Claude Opus 4.8 in alcuni benchmark sul coding di lungo orizzonte — ma lo fa a un quinto del costo, tanto che aziende come Lindy hanno spostato tutto il traffico da Claude a DeepSeek. Ora, se l’apertura è stata l'arma con cui la Cina ha eroso parte del vantaggio dei lab americani, Pechino adesso sta valutando se i suoi modelli migliori debbano continuare a circolare alle condizioni che li hanno resi attraenti, proprio dopo che il mese scorso Washington applicava — sia pure improvvisamente e in modo scomposto — la stessa mossa.

Perché conta

Sarebbe facile leggerlo come un autogol — la Cina che rinuncia all'apertura proprio mentre con quella scelta strategica sta prendendo terreno. Ma è una lettura parziale. La mossa, speculare a quella americana, poggia su qualcosa che il discorso sull'open-weight ha a lungo “ignorato”, e cioè che un modello di frontiera oggi — da Mythos in poi — non sta fuori dalla geopolitica e dalla sicurezza nazionale solo perché scaricabile gratuitamente. È anzi vero l’opposto.

  • Gli Stati Uniti si sono mossi per primi. A metà giugno il Dipartimento del Commercio ha ordinato ad Anthropic di sospendere l'accesso ai suoi modelli più avanzati, Fable 5 e Mythos 5; poco dopo OpenAI si è trovata a dover riservare a una sola cerchia di partner selezionati il debutto di GPT-5.6. I due blocchi sono stati ora rimossi, ma il blueprint futuro, ancora in via definizione, parla chiaramente di embarghi e controlli preventivi. La Cina, che teme il rovescio della medaglia — cioè che Washington usi i prossimi modelli di frontiera chiusi contro i suoi interessi — vede infatti chiedersi apertamente da vari membri della classe dirigente (come il fondatore della società di cybersicurezza Zhou Hongyi) che ci si doti di un proprio Mythos, da utilizzare come strumento difensivo che, logicamente, non si potrebbe distribuire apertamente a tutti;
  • Come funzionerebbero i fermi lo si può carpire dal documento che quasi nessuno in Occidente ha letto, a cui Reuters stessa rimanda. È il verbale di un forum di giuristi ed esperti, moderato dal vicecapo del Tribunale per la proprietà intellettuale della Corte Suprema cinese e pubblicato a fine maggio su una rivista ufficiale della Corte. Vi si propone un sistema a tre livelli: i modelli aperti a basso rischio — un esperto fa l'esempio di quelli sotto i 10 miliardi di parametri, una misura grezza della taglia del modello — se la caverebbero con una semplice registrazione alle autorità competenti; quelli più avanzati passerebbero da test di sicurezza pre-rilascio, oltre alla notifica a un regolatore; e quelli di frontiera, che invece toccano la sicurezza nazionale, non sarebbero aperti affatto, se non in un perimetro controllato e a uso domestico. Il verbale mette però in guardia dalle scelte binarie, proponendo implicitamente un equilibrio: se è vero che i pesi aperti, una volta pubblicati, non si possono richiamare, tenere tutto chiuso può causare un rischio di "auto-danno", dacché alcuni modelli statunitensi potrebbero continuare ad arrivare al pubblico. È un equilibrio complesso, in cui molto dipende anche dalle mosse dell’altro;
  • Per ora, dicevamo, è tutto ipotesi. Le fonti sono anonime, la misura potrebbe valere solo per i modelli futuri, non c'è un testo né una data. Anche il ponte fra la notizia e il verbale non è così solido: Reuters stessa lo cita come semplice indizio, e chi ha riletto l'originale ricorda che è un dibattito accademico, non una bozza di legge — per giunta con un baricentro diverso da quello che gli è stato cucito addosso. Il grosso di quelle pagine non parla di export o sicurezza nazionale, ma di openwashing — chi si dichiara aperto senza esserlo davvero, l'accusa classica rivolta a Llama — e di antitrust: i colossi che aprono un modello per attrarre sviluppatori e poi, conquistato il terreno, lo richiudono. Nel breve il concreto riguarda più le acquisizioni estere — ad aprile Pechino ha ordinato a Meta di sciogliere l'acquisto da $2 miliardi della cinese Manus — che un blocco dei download. La direzione di fondo, però, resta quella.

Adesso

  • Il segnale pesa più della fuga di notizie in sé. Ed è un segnale chiaro, forse scontato. Quando poi una norma arriverà, andrà visto nel dettaglio quale perimetro e quali soglie (i 10 miliardi di parametri sono un esempio) verranno decretati — benché sembra abbastanza ovvio pensare che tutti i prossimi modelli di frontiera, dalla classe Mythos in poi, potranno subire dei blocchi, almeno inizialmente; magari permettendo poi il rilascio pubblico di versioni depotenziate su alcuni aspetti critici, come Fable rispetto a Mythos, ma limitando l’apertura completa dei modelli in formato open weight;
  • Per i laboratori cinesi il colpo economico sarebbe comunque probabilmente contenuto, dacché gran parte dell'uso estero passa già da provider di inferenza fuori dalla Cina, e i ricavi grossi arrivano da applicazioni consumer, non dalle API dei modelli di punta. L'analista Rui Ma ci vede — giustamente — anche un paradosso: restringere una manciata di modelli-bandiera può diventare un marchio di prestigio, perché se un modello è così strategico da meritare l'export control vuol dire che è davvero di frontiera; pensiero che, sommessamente, inizia a girare anche negli USA. A pagare il conto più salato sarebbero semmai i Paesi senza modelli propri, o i capitali e la capacità di calcolo per costruirsene uno;
  • Stiamo parlando, naturalmente, dell'Europa. Per molte aziende europee il modello cinese a basso costo è stata e continua ad essere l’unica scorciatoia viabile alternativa ai modelli americani, spesso anche spacciata come “sovrana”. Senza poter più liberamente accedere ai modelli quasi-frontiera cinesi, però, l’Europa si troverebbe in una posizione ancor più catastrofica, resa ancora peggiore dell’enorme prevedibilità del tutto. Sarà forse il caso, finché si è in tempo, di azionare la leva geopolitica con l’alleato storico per assicurarsi che almeno una forma di dipendenza sia salda e ben gestita?

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