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Con 852 mld di valutazione OpenAI apre la strada alla Borsa e adesso la corsa con Anthropic e SpaceX diventa anche una gara sui mercati pubblici

Cos’è successo
OpenAI ha depositato in via confidenziale alla SEC un draft S-1, aprendo formalmente il percorso verso una possibile quotazione in Borsa. Un calendario non c’è: alcune mosse, dice la società, sono più semplici da azienda privata, ma il filing le tiene libera la strada. Secondo Bloomberg, i lavori con Goldman Sachs e Morgan Stanley sarebbero comunque già iniziati.
Nello stesso giorno, il CEO Sam Altman e il chief scientist Jakub Pachocki hanno presentato la “terza fase” di OpenAI. Dopo ricerca AGI e la trasformazione in product company, l’obiettivo è ora rendere l’AI avanzata abbastanza abbondante ed economica da entrare nel lavoro quotidiano. Come già anticipato proprio da Pachocki, OpenAI punta a marzo 2028, quando una quota significativa della ricerca interna potrebbe essere svolta dai sistemi AI con i ricercatori al fianco.
Perché conta
Che l’IPO fosse in arrivo è, naturalmente, il segreto di pulcinella, e la preparazione del paperwork quasi solo un passaggio formale — benché “obbligato” dalla gara con SpaceX e, soprattutto, Anthropic. Resta piuttosto complesso (e ambizioso) il compito, per cui OpenAI deve trasformare la crescita degli utenti (e la fame di compute) in una proposta investibile che non rompa il patto originario della missione.
- Con oltre 900 milioni di utenti settimanali e più di $2 miliardi di ricavi mensili, OpenAI si presenterà come una piattaforma globale già in scala — i $600 miliardi di spesa previsti per il buildout infrastrutturale previsto, del resto, somigliano più a quelli di uno stato che ad un capex da azienda software, e la valutazione privata da $852 miliardi spingerebbe il valore pubblico oltre il trilione quasi inevitabilmente;
- Nel manifesto sulla terza fase, Codex e soprattutto ChatGPT fanno il lavoro di distribuzione, portando capacità di frontiera dentro attività già monetizzabili; l’AI researcher, invece, giustifica la corsa sul compute, perché promette di migliorare il motore che produce i modelli successivi (il recursive self-improvement);
- La quotazione, stando così le cose, porterebbe in pubblico anche la struttura più strana dell’azienda, con la public benefit corporation che può vendere azioni e la nonprofit controllante a tenerne una quota enorme insieme alla supervisione sulla missione. Nei round privati l’ambiguità era gestibile; in Borsa finirebbe dentro disclosure e disciplina trimestrale. Una bella gatta da pelare, e verosimilmente uno dei motivi per cui OpenAI stessa sta mettendo le mani avanti sui tempi.
Adesso
- Nel prospetto pubblico, la “terza fase” avrà una tabella accanto. Oggi i pezzi arrivano separati, tra round privati e contratti di compute; nel S-1 dovranno stare nello stesso file. La narrativa sull’AGI verrà letta insieme ai margini;
- Anthropic e SpaceX, come anticipato, rendono la finestra più compressa, tra la crescita enterprise della prima con Claude Code e SpaceX sempre più neocloud, forte della sua massiccia stack fisica (data center e GPU). OpenAI, lato suo, ha il marchio più forte e la distribuzione più ampia, ma deve evitare che il costo del compute divori il prodotto che deve scalare;
- Il filing confidenziale, sostanzialmente, compra tempo senza spegnere il segnale. OpenAI può trattare tender e contratti lontano dai riflettori, preparando gli investitori alla tesi dura: se l’AGI è una corsa di scala, il costo del compute va accettato subito come parte della promessa. “Benefit everyone”, alla fine, incontrerà il costo del capitale.