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Come la Dottrina Donroe sta rimodellando la politica internazionale
Cosa è successo?
Un recente report di Goldman Sachs esamina l'evoluzione della politica estera statunitense nel 2026, concentrandosi sulla rinascita della cosiddetta “Dottrina Donroe”, e su come questa stia rimodellando gli scenari politici ed economici del Paese.
Nel dettaglio la Dottrina Donroe è la declinazione trumpiana (‘Don’) della dottrina Monroe, ossia della dottrina delineata nell’800 dal Presidente Monroe che teorizzò l’illegittimità di qualunque intervento nell’area continentale delle America. Nella versione rivisitata e corretta alla luce del trumpismo della Dottina Donroe, questa volontà di non intervento europeo nell’emisfero americano, si traduce in un sostanziale privilegio di iniziativa, per i soli Stati Uniti, nella regione.
Perché è importante?
Conseguenze politiche:
- Le conseguenze politiche di questa rilettura trumpiana della dottrina politica americana e di questo ‘Pivot to America’, sono evidenti. In primo luogo la focalizzazione di Washington sulle Americhe sta portando le relazioni US-Europa verso un "periodo turbolento, sebbene non un divorzio", aumentando il rischio geopolitico globale a causa di una percezione di parziale disimpegno statunitense su altri fronti.
- In secondo luogo il passaggio da "America First" a "Americas First" sta aprendo una fase di regionalizzazione forzata dell'economia globale, dove gli Stati Uniti utilizzano il loro peso nel continente americano come leva geopolitica primaria per competere con il blocco asiatico.
Conseguenze economiche:
- Il report sostiene che la crisi venezuelana sia indicativa di questo nuovo modo di fare degli USA, perché lì si sono verificate due circostanze che hanno reso evidenti i crismi della dottrina Donroe: il primo è il fatto che si sia esplicitamente voluto giustificare un’azione politica militare con ragioni economiche legate all’interesse USA per il petrolio dell’Orinoco.
- il secondo è che, alla prova dei fatti, questo interesse non esiste, perché le aziende petrolifere americane non sembrano interessate al greggio venezuelano troppo difficile da estrarre, alla luce delle sconfinate risorse USA, superfluo.
Quindi si è creato un cortocircuito politico, nel quale le ragioni economiche guidano le scelte politiche e, allo stesso tempo, le scelte politiche appaiono svincolate da questioni economiche.
Questo, secondo il report di Goldman Sachs, porta a una situazione nuova, nella quale l’instabilità non è più una sfortunata eccezione, ma una condizione permanente. Una specie di ‘new normal’ con il quale gli investitori, ma anche i decisori politici e i comuni cittadini, dovranno fare i conti, considerandolo parte dell’equazione, cosa che potrebbe (o dovrebbe) portare a portafogli i più diversificati possibile.
E adesso?
In pratica la logica sottostante è che gli Stati Uniti non possano agire come potenza globale preminente se non consolidano prima il ruolo di potenza regionale dominante in grado di controllare le catene di approvvigionamento regionali e riducendo drasticamente la dipendenza dalla Cina. E questo può avvenire espandendo l'influenza USA nell'emisfero occidentale, anche, come accaduto in Venezuela e come potrebbe accadere a Cuba, in modo aggressivo.