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Cambio gestione dei comandi operativi NATO: Napoli e Norfolk
Cosa è successo?
Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno deciso di trasferire agli alleati europei la guida di due dei principali comandi operativi della NATO: all’Italia il comando congiunto di Napoli e al Regno Unito quello di Norfolk, in Virginia. Fino ad oggi questi comandi erano guidati da ammiragli americani; presto saranno i paesi europei ad assumere il controllo operativo di strutture centrali per la pianificazione e l’esecuzione di missioni nell’area sud dell’Alleanza e nel transatlantico.
Affidare a Roma e a Londra comandi così strategici significa spostare sulla scena europea la responsabilità operativa su due fronti decisivi:
- il fianco sud, dove si intrecciano questioni di instabilità regionale, crisi mediorientali e sicurezza marittima nel Mediterraneo;
- il fianco nord e transatlantico, cruciale per garantire accesso e collegamenti tra Nord America ed Europa.
Perché è importante?
Questa ridefinizione si inserisce in una situazione geopolitica già complessa: negli ultimi mesi si è intensificato il dibattito sulla presenza militare americana in Europa, con piani di riduzione di truppe nel fianco orientale e tensioni su quale ruolo debbano avere gli Stati Uniti nella difesa collettiva. Le autorità statunitensi hanno spinto l’idea che gli alleati europei debbano assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza, mentre alcuni Paesi europei vedono nella possibile diminuzione di truppe americane una sfida alla deterrenza contro la Russia.
Inoltre, il preannunciato – e poi fortunatamente non avvenuto – degli Stati Uniti alla Groenlandia ha alimentato nuove tensioni interne all’Alleanza, mettendo sotto pressione la coesione politica della NATO e sollevando interrogativi sulla sua tenuta nel lungo periodo.
E adesso?
Il vero nodo è quale ruolo vuole giocare l’Europa nella sua difesa collettiva in un momento di grandi incertezze internazionali: dal confronto con la Russia fino alle crisi in Medio Oriente e ai nuovi equilibri globali. Se gli alleati europei riusciranno a trasformare questa riorganizzazione in un potenziamento reale delle capacità operative e di deterrenza, la NATO potrebbe diventare più bilanciata e meno dipendente da un solo attore.
Questo, però, ha un costo politico e finanziario molto chiaro: significa spendere di più in difesa, rispettando l’obiettivo del 5% della spesa sul PIL al 2035 e costruire una governance davvero condivisa, con decisioni strategiche meno frammentate e maggiore coordinamento tra capitali Paesi europei.