Vai all’articolo
FPSUpdatesIntelligence Platform

News & BusinessTecnologia & AI

Bezos apre Blue Origin al capitale esterno per la prima volta, round da 10 mld a 130 mld di valutazione

5 min di lettura
Bezos apre Blue Origin al capitale esterno per la prima volta, round da 10 mld a 130 mld di valutazione

Cos’è successo

Blue Origin, la società di razzi che Jeff Bezos ha fondato nel 2000 e finanziato di tasca propria per venticinque anni, apre per la prima volta a investitori esterni. Il round punta a 10 miliardi di dollari a una valutazione pre-money di $130 miliardi, cioè il valore attribuito all'azienda prima che entrino i nuovi soldi; per ora ne sono impegnati 6 (l'asset manager Coatue ne mette 4, lo stesso Bezos altri 2), il resto è ancora in trattativa. Il term sheet — l'accordo preliminare sui termini — è firmato, dopo che l'appetito degli investitori è esploso a seguito dell'IPO di SpaceX di giugno; la più grande di sempre, con $86 miliardi raccolti, che ha alzato le aspettative su tutto il settore spaziale.

La cifra è indubbiamente vistosa per ciò che Blue Origin è oggi. L'azienda non pubblica i ricavi, ma sono bassi: a $130 miliardi varrebbe tra 100 e 200 volte le vendite (un multiplo che per SpaceX è 50, per Rocket Lab 55), più di Northrop Grumman e Rocket Lab messe insieme, ed entrerebbe tra le prime cento del listino S&P 500 — pur avendo all'attivo pochi lanci orbitali contro le centinaia di SpaceX; e con il suo razzo di punta, il New Glenn, esploso a fine maggio durante un test statico (i voli ripartiranno comunque quest'anno, in anticipo). Il premio, insomma, non lo pagano i razzi che ha, ma quelli (business annessi) che potrebbe avere.

Perché conta

La scommessa dietro gli investimenti, chiaramente, è che Blue Origin diventi una seconda SpaceX. E la SpaceX da imitare, oggi, va oltre i razzi e i satelliti, poiché comprende i data center in orbita, la prossima e ipotetica frontiera dell'infrastruttura di calcolo per l'AI. Bezos, però, ci arriverebbe per una strada opposta a quella di Musk.

  • Blue Origin è entrata nella corsa ai data center orbitali con un'iniziativa annunciata a gennaio — riportata come “Project Sunrise” o “TeraWave”, con numeri di satelliti non ancora definiti — in concorrenza diretta con l'analoga ambizione di SpaceX, la costellazione Starmind. L'idea per entrambi è sfruttare l'energia solare continua e il freddo dello spazio per alimentare e raffreddare i server, ma gli analisti frenano: portare in orbita il calcolo per l'AI ha ostacoli seri, e i risultati non raggiungeranno la scala commerciale prima del prossimo decennio;
  • Musk ha concentrato in una sola azienda, SpaceX, la sua intera scommessa fra spazio e AI: i razzi, i satelliti Starlink, il modello Grok, il supercomputer Colossus, le ambizioni di data center orbitali — un titolo da quasi 2.000 miliardi, che potrebbe ulteriormente gonfiarsi qualora l’entità si fondesse con Tesla (con la cui Terafab già collabora, e che lavora di suo ai robot umanoidi Optimus). Bezos, invece, per ora tiene i pezzi separati. L'AI sta in Project Prometheus, la sua startup di "AI fisica" — un "ingegnere generale artificiale" che progetta computer, automobili e veicoli spaziali — valutata circa 41 miliardi dopo un round da 12 a giugno. E la banda larga satellitare, l'equivalente di Starlink, sta dentro Amazon, sotto il nome Amazon Leo (ex-Project Kuiper);
  • Solo i razzi stanno in Blue Origin; tre società distinte, legate solo dalla figura di Bezos — che possiede Blue Origin, co-guida Prometheus e presiede Amazon — e da rapporti commerciali: Amazon co-finanzia Prometheus e paga a Blue Origin 1,8 miliardi per lanciare i propri satelliti, una vicinanza che gli stessi azionisti di Amazon hanno bollato come conflitto d'interessi. Il che, in assenza di un’analoga convergenza, anche solo parziale, rende il prezzo di Blue Origin ancora più proiettato in avanti. I $130 miliardi non pagano i business che oggi reggono il valore di SpaceX: quelli, nell'universo Bezos, o vivono in altre società o non esistono ancora.

Adesso

  • Nel breve, la preoccupazione di Blue Origin è rimettere in volo il New Glenn quest'anno dopo l'esplosione di maggio, e mostrare che i data center orbitali sono più di un rendering. Dietro, la febbre del settore che si porta dietro le ovvie instabilità: dopo l'IPO di SpaceX i capitali si stanno riversando maggiormente nello spazio (Rocket Lab, la terza space company più importante, vale circa 50 miliardi pur non essendo ancora profittevole dopo vent’anni di attività), ma resta da capire se "lo spazio è il futuro" sia una tesi d'investimento solida o l'ennesimo eccesso;
  • Sul fronte AI, la partita che si gioca oggi — quella dei data center a terra — è più di Amazon che di Blue Origin: è AWS, non i razzi, il pezzo dell'impero Bezos che compete davvero con gli altri hyperscaler, soprattutto in assenza di modelli proprietari di frontiera;
  • I $130 miliardi si riversano dietro la premessa che i razzi di Bezos crescano da soli fino all'ampiezza di SpaceX. Ma il futuro che pagano è già altrove: nell'AI di Prometheus, nella banda larga di Amazon, in data center che devono ancora lasciare la Terra — e nessuno di quei pezzi è in vendita in questo round. Sui prossimi, non si può esserne troppo sicuri.

FPS / NELLA TUA INBOX

Il contesto fa la differenza.

Continua a seguire i temi che contano con le newsletter di FPS Updates.

Scopri le newsletter
Tutti gli articoli ↗
Tecnologia & AI

Gli Usa escludono DeepSeek dalle agenzie federali, i suoi agenti sono 12 volte più inclini a seguire istruzioni malevole

Tecnologia & AI

Anthropic vuole mettere il 5% delle azioni in un fondo per donazioni e sostegno ai lavoratori colpiti dall’AI

Tecnologia & AI

La task force di Trump sull’AI più avanzata ha 120 giorni per proporre le regole sui suoi modelli