News & BusinessTecnologia & AI
Bentivogli: “L’AI non cancella il lavoro, lo trasforma. Il vero rischio è l’AI washing”

Cosa è successo
Da tempo il confronto pubblico sull’intelligenza artificiale ruota attorno a una domanda ricorrente: ci porterà via il lavoro? Secondo Marco Bentivogli, sindacalista, già segretario generale della Fim-Cisl, esperto di innovazione e lavoro, il punto è un altro: “L’intelligenza artificiale non è una tecnologia come le altre”, è una tecnologia “di portata generale”, destinata a “trasformare la natura, il senso e il significato del lavoro”, più che a cancellarlo.
“In larga parte siamo di fronte ad AI washing”, sottolinea Bentivogli, "licenziamenti e ristrutturazioni vengono attribuiti all’intelligenza artificiale quando in realtà rispondono a strategie di riduzione dei costi o riallocazione degli investimenti". L’AI diventa così “il nuovo nemico astratto perfetto” che consente di scaricare responsabilità, mentre l’adozione reale della tecnologia — soprattutto in Italia — “è ancora molto bassa”.
Anche il modo in cui si interpreta l’impatto dell’IA è sbagliato. “Le professioni non sono statiche”: non vengono colpite in blocco, ma attraverso i task che le compongono. È qui che si giocano tre dinamiche: “generazione di nuove professioni”, “sostituzione” di alcune mansioni e soprattutto “integrazione” tra capacità umane e tecnologie.
Perché è importante
La trasformazione in atto non riguarda solo le tecnologie, ma il modo stesso di concepire il lavoro. È una questione che investe organizzazioni, competenze e cultura.
- "L’ossessione per la sostituzione" rischia di paralizzare la risposta al cambiamento: concentrarsi solo su ciò che l’AI può rimpiazzare alimenta la paura e favorisce il deskilling, invece di spingere verso l’adattamento e lo sviluppo delle competenze umane.
- Il cambiamento più profondo avviene dentro le professioni. I task non si sommano, si moltiplicano, e il valore si concentra su quelli meno replicabili. È il principio dell’“effetto O-ring”: anche un elemento apparentemente marginale può diventare decisivo per l’intero sistema di lavoro.
E adesso?
- Ripensare l’organizzazione del lavoro diventa centrale. Servono figure capaci di accompagnare questa trasformazione, spiega Bentivogli, i cosiddetti “work architects”, e un approccio “people first” che coinvolga direttamente le persone nel ridisegno dei propri ruoli.
- Anche il tema delle competenze va riformulato. Non basta più separare formazione tecnica e umanistica: serve un’integrazione tra le due dimensioni, per evitare che l’evoluzione tecnologica impoverisca il lavoro invece di renderlo più ricco e significativo.