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Autonomia strategica UE: il Parlamento spinge per una politica estera e di difesa più assertiva
Cosa è successo?
Il Parlamento europeo ha adottato due risoluzioni centrali sulla Politica estera e di sicurezza comune (PESC) e sulla Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), chiedendo un rafforzamento deciso dell’autonomia strategica dell’Unione. Nella risoluzione sulla PESC, approvata a larga maggioranza, gli eurodeputati hanno condannato l’uso di minacce commerciali e intimidazioni economiche contro la Danimarca e altri Stati membri, giudicandole incompatibili con il diritto internazionale e con i principi di cooperazione tra alleati NATO. È stata inoltre ribadita la posizione secondo cui la Groenlandia non deve essere strumentalizzata per dividere l’Unione, criticando al contempo l’approccio sempre più transazionale della politica estera statunitense.
Parallelamente, nella relazione sulla PSDC, il Parlamento ha affermato che le aggressioni della Russia hanno messo in crisi l’ordine di sicurezza europeo, chiedendo una nuova architettura fondata su una cooperazione rafforzata UE–NATO, ma anche sulla capacità degli Stati membri di agire autonomamente in base alla clausola di assistenza reciproca (art. 42.7 TUE). Forte preoccupazione è stata espressa per le minacce alla sovranità della Groenlandia, considerate un rischio grave per gli interessi strategici dell’UE, e per qualsiasi accordo sull’Ucraina imposto dalla Russia.
Perché è importante?
Le due risoluzioni segnano un passaggio politico rilevante: il Parlamento riconosce che l’UE si muove ormai in un “arco di instabilità” che va dall’Ucraina al Sahel, fino all’Artico, e che la sicurezza europea non può più essere data per scontata. In questo quadro, l’allargamento dell’Unione viene definito un investimento geostrategico, mentre la dipendenza da attori esterni (sul piano militare, industriale o commerciale) emerge come una vulnerabilità strutturale. Pur riaffermando il ruolo centrale della NATO e degli Stati Uniti come principale alleato, il Parlamento chiarisce che la credibilità europea passa dalla capacità di reagire a coercizioni economiche, difendere la sovranità dei propri Stati membri e costruire una base industriale e militare più solida.
E adesso?
Il messaggio politico è duplice: cooperazione transatlantica sì, ma non a scapito dell’autonomia europea. Nei prossimi mesi, la pressione parlamentare si tradurrà nella richiesta di una pianificazione di contingenza più avanzata, di un aumento e migliore coordinamento della spesa per la difesa e di un rafforzamento delle capacità industriali europee. La sfida sarà trasformare queste indicazioni in decisioni operative: solo così l’UE potrà passare da attore reattivo a soggetto capace di agire in modo autonomo e credibile in un contesto internazionale sempre più conflittuale.