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Arm, la “Svizzera dei semiconduttori”, punta tutto sugli agenti per il primo chip della sua storia
Cosa è successo
Per 35 anni, Arm ha fatto i soldi restando fuori dalla partita. Progettava architetture, le concedeva in licenza, incassava royalty. TSMC produceva, Nvidia produceva, Apple produceva — Arm stava a guardare, con margini lordi al 98%. Martedì a San Francisco, il CEO Rene Haas ha messo fine a quell'accordo tacito con l’annuncio della AGI CPU: 136 core, processo avanzato TSMC a 3nm, 300 watt, disponibile già nella seconda metà dell’anno. Meta è lead partner e co-sviluppatrice; OpenAI, Cloudflare, SAP e SK Telecom tra i primi clienti. Le previsioni di Haas: $15 miliardi di ricavi dai chip entro cinque anni, $25 miliardi totali — cinque volte i circa $5 miliardi attuali.
Perché è importante
Sarebbe lecito pensare che Arm abbia “semplicemente” rotto con il suo passato di fornitore neutrale, ma si tratta più propriamente di una progressione. Ogni volta che il "prodotto finale" del settore è cambiato, Arm ha allargato il proprio contributo per catturarne una fetta maggiore. Quando era un processore, Arm vendeva l’architettura del set di istruzioni (ISA); quando si è passati ai più complessi system-on-a-chip, Arm ha iniziato a vendere core; e poi subsystem completi (CSS) quando la industry si è spostata su smartphone e server. Ora che il prodotto finale è un data center, Arm segue a ruota e decide di vendere chip. Che rompe sì una certa neutralità, ma dimostra come la neutralità stessa fosse più un'etichetta di convenienza che non un principio fondante.
Per Arm è un bel passo avanti: il gross margin su un chip da $1.000 è di circa $500; molto più dei circa $50 fruttati dalle license o dei $100 dei CSS. Quel margine, fino ad ora, lo hanno intascato gli hyperscaler — Amazon con Graviton, Google con Axion, Microsoft con Azure Cobalt — che prendevano i blueprint di Arm e ci costruivano il chip sopra. Non più. D’altra parte, però, la fame di compute è così alta che hyperscaler — ma anche Nvidia — hanno accolto la mossa con favore, perché si tratta in ogni caso di offerta in più.
Scarsità reale che viene in parte coperta, ma non solo: la ferma convinzione di Arm dietro l’operazione è negli agenti, le cui operazioni di orchestrazione dei vari modelli sono compiti molto più adatti ad una CPU che una GPU — motivo per cui anche Nvidia si è costruita la sua CPU indipendente, “Vera”, che si appaia con la GPU “Rubin” nel sistema “Vera Rubin”.
Sistema che verosimilmente continuerà a dominare i data center, in cui il criterio principale per l’impiego di CPU non è l'efficienza energetica — il cavallo di battaglia di Arm — ma la capacità di tenere le GPU costantemente occupate. Ottimizzare il chip senza ottimizzare il sistema rischia di centrare il benchmark sbagliato; e lì Nvidia, che ragiona su un principio di ecosistema, manterrà un vantaggio strutturale. Il terreno naturale di Arm è negli ambienti eterogenei, dove chi vuole tenere Nvidia ha comunque tutto l'interesse a costruire alternative credibili. Meta — lead partner e co-sviluppatrice, non semplice cliente — è l'incarnazione esatta di quella logica: Nvidia, AMD, i suoi chip MTIA di cui abbiamo parlato giorni fa, e ora anche silicio made in Arm.
E adesso?
Anche se potrà vendere persino in Cina (l’AGI CPU non rientra negli export control americani), Arm non ha mai spedito un chip in 35 anni. Il design dell'AGI CPU si appoggia su Compute Subsystem già prodotti da terzi in-silicon, con rischio tecnico dunque contenuto. Il resto però è più barcollante: produrre chip vuol dire pensare a problemi come produzione in massa, resa (yield), le lotte con TSMC per priorità e quantità, la gestione dei resi, etc. Tutte cose di un mestiere ben diverso dal licensing — e che si impara in pubblico, davanti ai clienti. Haas stesso ha ammesso — con una certa ironia — di chiedersi se fosse matto (scommette di no).
Il conto, intanto, lo pagano in due. Ampere Computing, unico merchant supplier Arm per data center fino a martedì, che si ritrova a competere contro il proprietario dell'architettura su cui ha costruito il proprio business. E Qualcomm — unico grande licenziatario assente tra le dichiarazioni di supporto, reduce da una disputa legale con Arm chiusa l'anno scorso — che non ha nemmeno commentato. Eloquente.