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Apple tratta con Bruxelles per portare Siri AI sui dispositivi dei 450 milioni di utenti europei esclusi dal servizio

Cos’è successo
Tim Cook e Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione europea con delega alla sovranità tecnologica, hanno discusso in videochiamata dello stallo su Siri AI. La Commissione parla di uno scambio "costruttivo", ma senza annunciare concreti passi in avanti. Il lavoro continua: il nuovo assistente resta fuori dagli iPhone e dagli iPad nell'Ue.
Apple sostiene che il Digital Markets Act (DMA) la costringerebbe ad aprire agli assistenti rivali lo stesso accesso profondo a dati e funzioni del dispositivo previsto per Siri AI; la società propone dunque un “Trusted System Agent”, ossia uno strato intermedio tra le informazioni personali dell'utente e i modelli terzi. Bruxelles risponde che il progetto non è ancora abbastanza concreto, e legge nei 18 mesi chiesti da Apple — nei quali l’azienda vorrebbe comunque che Siri AI possa essere lanciato — una deroga agli obblighi di interoperabilità.
Perché conta
Alla Apple Worldwide Developers Conference (WWDC) il problema era arrivato agli utenti: circa 450 milioni di europei esclusi dalla funzione più importante della nuova versione di iOS; la videochiamata tra Cook e Virkkunen porta la disputa un passo più indietro, nel punto tecnico-politico da cui passa lo sblocco, in cui permane l’annoso conflitto tra le richieste di interoperabilità (per favorire la concorrenza) e quelle — legittime — di privacy quando si va a toccare un aspetto così sensibile del sistema operativo.
- Per funzionare, Siri AI deve capire cosa c'è sullo schermo, pescare nei dati personali e compiere azioni per conto dell'utente. Estendere lo stesso accesso a un assistente terzo è molto più delicato che installare un'app rivale: se il passaggio viene disegnato male, il rischio privacy e sicurezza esiste;
- Il DMA prova a impedire che l'integrazione tecnica si trasformi in vantaggio non contendibile; Cupertino risponde che aprirla può rompere il prodotto, e dunque il punto di incontro potrebbe essere una soluzione tecnica intermedia come quella delineata dai “Trusted System Agent”, sistema entro cui potrebbero appoggiarsi le terze parti — ma di cui ancora non si può carpire il grado di profondità;
- Se con Google il conflitto con il DMA europeo tocca i dati di ricerca (e in secondo luogo un’apertura analoga di Android), per Apple la battaglia è sull’hardware locale, nel punto cruciale in cui l'assistente AI non è più un chatbot che si limita rispondere ma un gestore molto più radicati nei meandri della vita digitale dispiegata nei dati di iOS. La tensione tra privacy e concorrenza è reale in entrambi i casi; ma in entrambi, guarda caso, protegge il centro del potere della piattaforma.
Adesso
- Attorno al Trusted System Agent passerà gran parte della trattativa, se Apple deciderà di trasformarlo da promessa in architettura verificabile. Cupertino vorrebbe garanzie prima di costruirlo, prima tra tutte la possibilità di rendere comunque Siri AI disponibile da subito; la Commissione non vuole però concedere un vantaggio iniziale mentre i rivali aspettano. Da qui il timore europeo di un "regulatory holiday" — due anni rischiano di essere un ritardo accumulato troppo grande per competere con un assistente già integrato nel dispositivo;
- L'eventuale compromesso dovrà comunque passare dalla parte tecnica, con permessi granulari — e opt-in —, audit e responsabilità chiare quando un modello terzo agisce dentro l'iPhone. Apple deve dimostrare che la sicurezza non è solo un nome più elegante per parlare di controllo; Bruxelles, dal canto suo suo, deve evitare che l'apertura diventi una richiesta così larga da renderla impraticabile;
- Con Google e Siri AI, il DMA sta effettivamente sconfinando nelle scelte di prodotto. E se tenere il punto serve a evitare che i vecchi gatekeeper controllino di default anche la prossima interfaccia, mantenersi rigidi del tutto rischia di dare ragione a chi sostiene che l'Europa sappia soprattutto togliere funzioni — Siri AI difficilmente arriverebbe.