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Apple perde il 6% in borsa dopo aver aumentato i prezzi di Mac e iPad per compensare i rincari scatenati dalla carenza dei chip assorbiti dai data center AI

Cos’è successo
Apple ha alzato in tutto il mondo i prezzi di Mac, iPad, HomePod, Apple TV e Vision Pro. Un MacBook Air da 13 pollici con 16 GB di memoria e 512 GB di storage passa da 1.099 a 1.299 dollari. L'iPad Air da 11 pollici e 128 GB da 599 a 749 dollari. iPhone, Apple Watch e AirPods restano invariati per ora.
Apple attribuisce gli aumenti all'espansione dei data center AI, che ha fatto schizzare domanda e prezzi di memoria e storage; il nuovo listino è infatti arrivato senza un lancio di prodotti, circostanza rara per Apple. Dopo l'annuncio, il titolo ha chiuso in calo del 6,1%, e il rincaro mette Apple davanti a una tensione che gli investitori conoscono bene: recuperare i costi senza spingere una parte dei clienti a rinviare l'acquisto.
Perché conta
Dram e Nand — rispettivamente la Ram “classica” e memoria flash per file e app — fanno due lavori diversi ma convivono in quasi ogni dispositivo: la prima conserva i dati su cui il processore sta lavorando, la seconda conserva file e applicazioni. I server AI richiedono soprattutto Hbm, memoria ad alta banda collocata accanto alle Gpu che addestrano e fanno girare i modelli. Non è la Ram di un Mac, ma viene dagli stessi pochi produttori; quando quei gruppi privilegiano Hbm e contratti per i data center, la memoria usata nei dispositivi di consumo si fa più cara.
- Prima di Apple, produttori di console e Pc avevano già ritoccato i listini. Cupertino aveva retto fino ad aprile grazie alle scorte e alla propria forza negoziale; ora una parte del rincaro arriva anche qui, soprattutto nelle configurazioni dove Ram e storage pesano di più;
- TrendForce stima che la Dram sia salita fino al 98% nel primo trimestre e possa aumentare di un ulteriore 58-63% nel secondo. Micron, produttore statunitense di memoria, prevede che le condizioni restino tese oltre il 2027. Una fornitura finora gestibile con scorte e contratti ha così finito per incidere sul prezzo finale;
- Le funzioni AI eseguite direttamente sul dispositivo richiedono più Ram. Bloomberg riferisce che i chip delle prossime generazioni di Apple Silicon, le serie M6 e M7, punterebbero anche a una maggiore banda di memoria, la velocità con cui chip e memoria si scambiano dati. Se quei piani verranno confermati, comprimere le configurazioni per salvare il listino rischierebbe di restringere proprio l'esperienza AI che Apple vuole vendere.
Adesso
- L'iPhone, lasciato fuori dall'intervento di giugno, vale circa metà dei ricavi Apple, ma è verosimile che i prossimi modelli in autunno si trovino a dover assorbire gli aumenti. Mac e iPad offrono molte configurazioni di memoria e storage su cui ripartire il rincaro; ritoccarne i listini subito permette quindi di recuperare una parte dei costi senza toccare, almeno per ora, il prodotto che pesa di più sui conti;
- I 22 miliardi di impegni raccolti da Micron servono a prenotare capacità per anni. Chi costruisce data center vuole sapere in anticipo quanta memoria potrà installare; l'elettronica di consumo entra così in un mercato dove una parte dell'offerta futura è già assegnata;
- FactSet calcola 741 miliardi di investimenti nel 2026 per Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle. Il boom AI si misura in gigawatt e miliardi; il nuovo listino Apple lo traduce in cento o duecento dollari in più su oggetti comuni.