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Anthropic v. DoW, nell’udienza preliminare la giudice smonta l'argomento del governo
Cosa è successo
Martedì 24 marzo si è tenuta a San Francisco l'udienza preliminare sul caso Anthropic contro il Dipartimento della Guerra (DoD/DoW). La giudice distrettuale Rita Lin ha interrogato i legali di entrambe le parti per diverse ore, e annunciato che emetterà un'ordinanza a breve.
Dal banco, Lin non ha lesinato: le azioni del Pentagono sono "preoccupanti" e "non fanno esattamente il paio con l’acclamato rischio di sicurezza nazionale”. Poi, ancora più direttamente, ha detto che questo "sembra più un tentativo di voler spezzare le gambe ad Anthropic”. L'ipotesi che la designazione a supply chain risk (SCR) sia una punizione per aver portato una disputa contrattuale alla luce pubblica — in violazione del Primo Emendamento — è quella attorno a cui la giudice ha impostato il caso.
Il governo ha incassato anche una concessione tattica: l'avvocato del DoJ Eric Hamilton ha riconosciuto in udienza che la SCR non vieta ai contractor militari di usare Anthropic per lavoro non connesso al Pentagono, e che il post di Hegseth su X — che aveva minacciato proprio questo — non costituisce un atto legale. Una retromarcia sensibile rispetto alla retorica pubblica delle settimane precedenti, che aveva dipinto un ban pressoché totale.
Perché è importante
Nei filing depositati prima dell'udienza, Anthropic aveva introdotto due elementi che hanno cambiato il terreno del confronto.
Thiyagu Ramasamy, l’Head of Public Sector, ha dichiarato sotto giuramento che una volta che Claude è impiegato in sistemi governativi, fisicamente isolati dalla rete e gestiti da terzi come AWS, Anthropic non ha più alcun accesso al modello: nessun kill switch, nessuna backdoor, nessuna capacità di alterare il comportamento del sistema durante operazioni in corso. L'argomento del sabotaggio — costruito dal DoJ nelle quaranta pagine depositate la settimana prima — si è sgretolato. La giudice lo ha recepito, chiedendo al governo cosa succederebbe se un fornitore fosse semplicemente "testardo” o facesse “domande seccanti”, asserendo che tali atteggiamenti, benché potenzialmente fastidiosi, rappresentino un’asticella piuttosto bassa per una designazione quasi violenta come quella a rischio per la filiera.
L'altra deposizione in favore di Anthropic, se possibile, era ancor più dirompente. Sarah Heck, Head of Policy di Anthropic ed ex funzionaria del National Security Council, ha allegato agli atti un'email di Emil Michael ad Amodei datata 4 marzo — tre giorni dopo la formalizzazione della designazione — in cui il sottosegretario scriveva che i due lati erano "molto vicini" su entrambe le questioni che il governo cita come motivo della SCR: sorveglianza di massa e armi autonome. La domanda viene da sé: se la posizione di Anthropic su quei due temi era ciò che la rendeva una minaccia per la sicurezza nazionale, perché il funzionario che aveva guidato le trattative scriveva che erano quasi giunti ad un accordo il giorno dopo averla designata come tale? Non si negozia con un sabotatore. Quella email, inserita agli atti, trasforma l'argomento del sabotaggio da tesi giuridica a elemento di fiction.
La concessione di Hamilton sul perimetro reale della SCR completa il quadro: il governo ha brandito uno strumento di sicurezza nazionale con portata molto più ampia di quanto potesse legalmente sostenere, e lo ha fatto mentre stava ancora trattando con l'azienda che dichiarava di voler bannare. Lin non lo dice esplicitamente — non è suo compito in questa fase — ma ha inquadrato il caso esattamente attorno a questa contraddizione.
- Il merito della policy AI — se sia giusto o meno che un'azienda privata ponga limiti d'uso al governo militare — Lin lo ha messo da parte come "affascinante dibattito pubblico". La domanda giuridica è più stretta: il governo ha violato la legge usando uno strumento di sicurezza nazionale per punire chi aveva reso pubblica la propria posizione contrattuale?
E adesso?
L'ordinanza preliminare è attesa in settimana. Un esito favorevole ad Anthropic non chiude la causa — che prosegue sia davanti al tribunale distrettuale sia davanti alla Corte d'Appello del circuito DC — ma bloccherebbe la SCR durante il procedimento, restituendo ad Anthropic la capacità di operare con contractor e agenzie federali nel frattempo. Senza ingiunzione, l'azienda ha stimato rischi nell'ordine di centinaia di milioni di dollari annui, anche nell'interpretazione più restrittiva della designazione.
Se la SCR sopravvive al vaglio giudiziario nella forma con cui è stata applicata, la faccenda esonda ben oltre il fiume Anthropic; il governo avrebbe in mano uno strumento di ritorsione collaudato per disciplinare qualunque fornitore tecnologico che insista su termini contrattuali sgraditi. Se venisse bloccata, il Pentagono avrebbe bruciato il proiettile più grosso in modo così goffo da rendere difficile ricaricare. Nei lab che guardano, la lezione è già stata recepita in ogni caso.