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Anthropic accusa Alibaba di aver usato 25.000 account falsi per interagire con Claude e clonarne le capacità

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Anthropic accusa Alibaba di aver usato 25.000 account falsi per interagire con Claude e clonarne le capacità

Cos’è successo

Anthropic, colosso americano dell’AI, ha accusato Alibaba, gigante cinese dell’e-commerce, del "più grande attacco di distillazione" mai subìto. Secondo una lettera ai vertici della commissione Banche del Senato e a funzionari della Casa Bianca, il colosso cinese e il suo laboratorio AI Qwen avrebbero aperto quasi 25.000 account falsi per generare 28,8 milioni di scambi con Claude, tra fine aprile e inizio giugno, e copiarne le capacità più pregiate: il ragionamento agentico — modelli che portano a termine compiti complessi in autonomia — e la programmazione. La distillazione è l'addestramento di un modello più debole sugli output di uno più forte. Qui l'accusa è di averlo fatto con la frode, aggirando i termini d'uso di un prodotto che Anthropic in Cina non vende.

Alibaba non ha commentato. Il titolo è scivolato ai minimi da 16 mesi a Hong Kong. Nella lettera Anthropic chiede al Congresso di stringere i controlli sui chip verso la Cina, punire i laboratori che distillano e lasciar collaborare quelli americani sulla sicurezza.

Perché conta

La lettera ha due facce, ed entrambe contano: un allarme fondato sulla distillazione cinese, ma anche una mossa calcolata su Washington.

  • La mossa, prima di tutto. Anthropic arriva da settimane di scontro con la Casa Bianca — il blocco che le ha tolto l'accesso ai suoi stessi modelli di frontiera — e con questa lettera si riallinea all'agenda anti-Cina dell'amministrazione: operate una stretta sui chip, punite i lab cinesi, dateci la copertura antitrust per coordinarci tra noi "sulla sicurezza". È un'azienda che usa la minaccia cinese ripulire la propria immagine a Washington e ottenere favori regolatori. Il che non significa che abbia torto: la distillazione c'è ed è grossa — più dei tre casi che Anthropic aveva denunciato a febbraio (DeepSeek, Moonshot, MiniMax) messi insieme — e l'idea che miliardi di ricerca americana finiscano per sovvenzionare i rivali è legittima. Ma la lettera è anche, e dichiaratamente, una forma di posizionamento;

  • Il problema, però, è probabilmente incontenibile, e il framing "attacco" lo nasconde. Se 28,8 milioni di scambi passano da account falsi, su un prodotto che in Cina non si vende, è perché le capacità di un modello che si può interrogare trapelano comunque. Il forte insegna al debole, e i controlli d'accesso restano porosi — account falsi, identità comprate al mercato nero — al punto che tenere davvero stagno un modello interrogabile è quasi impossibile. I chip aiutano a rallentare, ma la frontiera cinese recupera lo stesso: Qwen e GLM-5.2 di Z.ai, usciti a pesi aperti — scaricabili e modificabili da chiunque — sono già "abbastanza buoni a un sesto del costo". La distillazione accelera quel recupero, non lo crea;

  • C'è poi un'eco difficile da ignorare: i laboratori che hanno addestrato i propri modelli sull'intero web, testi protetti compresi, invocano ora i termini d'uso e la proprietà intellettuale contro chi addestra su di loro. Il principio è più comodo che coerente. Detto questo, la frode su scala industriale che aggira gli accessi è un'altra cosa rispetto allo scraping del web pubblico, e i modelli distillati "alla cieca", che copiano gli output senza ereditare i filtri di sicurezza dell'originale, sono un rischio concreto. L'incoerenza è sul principio astratto; il problema, sul piano pratico, resta legittimo.

Adesso

  • Per Alibaba l'accusa cade in un momento non esattamente roseo. È già nel mirino di Washington (questa settimana ha chiesto a un tribunale americano di toglierla dalla blacklist del Pentagono che le attribuisce legami con l'esercito cinese) e l'etichetta di "ladra di AI" si somma a consumi interni fiacchi e a una rotazione degli investitori lontano dal tech cinese. I titoli dei lab cinesi sono scesi in blocco: per il mercato l'accusa è soprattutto un altro segnale che la stretta americana sull'AI cinese si fa più dura;
  • Sul piano politico, le richieste di Anthropic spingono una porta già aperta: ad aprile la Casa Bianca aveva pubblicato un memo sulla "distillazione avversaria dei modelli americani", e il dipartimento di Stato ha istruito i diplomatici a metterne in guardia gli alleati. Il nodo che la stessa lettera solleva rimane, chiaramente: per coordinarsi contro la distillazione, i lab americani — OpenAI, Anthropic, Google — devono potersi scambiare informazioni senza incappare nell'antitrust. Tradotto, l'industria chiede allo Stato di benedire una forma di cartello in nome della sicurezza nazionale;
  • Intanto, la frontiera non aspetta. Mentre Washington decide se punire Alibaba e se dare ai propri lab la copertura per coordinarsi, Qwen e, soprattutto, l’estremamente competitivo GLM-5.2 restano scaricabili da chiunque. Stringere i chip e sanzionare un'azienda alzano il costo della scorciatoia, ma non lo azzerano: il prossimo modello cinese a pesi aperti uscirà comunque, e sarà più vicino alla frontiera — oggi Mythos — del precedente.

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