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Adaptation Report 2026: grande vulnerabilità climatica in Europa

3 min di lettura

Cosa è successo?

Un nuovo report redatto dallo European Scientific Advisory Board on Climate Change e intitolato Adaptation Report 2026 mette in luce come l'Europa si trovi in una condizione di grande vulnerabilità climatica. Questo non solo perché il continente europeo si scalda a un ritmo più veloce rispetto al resto del pianeta, ma anche perché l’UE risulta priva di policy e di investimenti atti a ridurre significativamente l’impatto degli eventi climatici estremi, ai quali, per tutta evidenza, è molto soggetta.

Perché è importante?

Perché il report mette in luce la scelleratezza economica del non perseguire investimenti e policy comuni rispetto agli eventi climatici estremi.

In particolare:

  • In base alle rilevazioni i danni medi annui hanno raggiunto i 45 miliardi di euro (periodo 2020-2024); le perdite agricole (curiosamente uno dei settori più inquinanti e allo stesso tempo più dipendenti dall’equilibrio del clima) sono già attestate a 28 miliardi di euro annui, mentre solo nell'estate del 2025 si sono registrati oltre 24.000 decessi prematuri legati al calore estremo.

  • Le perdite economiche tendono a persistere nel tempo; ad esempio, per le inondazioni e ondate di calore dell'estate 2025, a fronte di danni diretti per 43 miliardi di euro, si stimano effetti indiretti e cumulativi fino a 129 miliardi di euro entro il 2029.

  • Gli impatti climatici erodono le entrate fiscali e aumentano la spesa pubblica per la risposta alle crisi e la ricostruzione. Questo può innescare un "circolo vizioso" in cui i rischi climatici aumentano il costo del debito sovrano, riducendo lo spazio fiscale necessario per investire in misure di mitigazione e adattamento.

  • Il settore bancario è fortemente esposto; circa il 60% dei prestiti bancari nell'area dell'euro è concesso ad aziende che non dispongono di una protezione adeguata contro le inondazioni, e il 40% a imprese esposte alla siccità.

  • Il peso sulle casse pubbliche è molto alto, a motivo del fatto che, attualmente, solo un quarto (25%) delle perdite economiche legate al clima nell'UE è coperto da assicurazione, cosa che mette i costi sulle spalle di famiglie, imprese e, in ultima istanza, bilanci pubblici.

  • Senza un adattamento adeguato, il cambiamento climatico rischia di destabilizzare le fondamenta economiche dell'UE, compromettendo obiettivi strategici come l'autonomia energetica e la competitività economica.

E adesso?

L’UE è, e rimane, all’avanguardia per quel che riguarda le policy di riduzione delle emissioni climalteranti, ma risulta ancora inadeguata per quel che riguarda le policy di contenimento dei danni. Questo perché le attuali strategie sono secondo il report frammentate e incrementali, spesso basate su dati storici obsoleti.

Questo ritardo istituzionale sta portando a fenomeni di mal-adattamento, cioè a interventi ‘reattivi’ che riducono il rischio nel brevissimo termine ma aumentano la vulnerabilità futura. Secondo il report è necessaria una nuova Strategia UE per la resilienza climatica che sia coordinata e di lungo termine, in grado di mobilitare copiosi investimenti privati attorno a una piattaforma istituzionale e politica unica.

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