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Accordo UE-India

4 min di lettura

Cosa è successo?

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE, e Antonio Costa, presidente del Consiglio, sono a Nuova Delhi per chiudere un accordo commerciale tra UE e India. Se l’accordo vedesse la luce potrebbe comprendere un'area di 2 miliardi di persone, con importanti ricadute sull’export di entrambi i soggetti (il blocco UE e l’India). Al momento la base di partenza delle relazioni commerciali tra India e UE è solida, ma presenta ampi margini di miglioramento. In base ai dati pubblicati sul sito della Commissione UE, “L'UE è già il principale partner commerciale dell'India, con un volume di scambi di merci pari a 124 miliardi di euro nel 2023, pari al 12,2% del totale degli scambi indiani. L'India è, d’altra parte, il nono partner commerciale dell'UE, con un volume di scambi di merci pari al 2,2% del totale degli scambi dell'UE nel 2023. Gli scambi di servizi tra l'UE e l'India hanno raggiunto i 59,7 miliardi di euro nel 2023, rispetto ai 30,4 miliardi di euro del 2020”.
I termini dell’accordo non sono ancora stati pubblicati, ma secondo le prime indiscrezioni, buona parte di essi potrebbero riguardare il settore alimentare e agricolo (molto caro a chi, come la Francia, si è opposto all’accordo con il Mercosur) e quello dell’auto (molto caro a chi, come la Germania, invece caldeggiava l’accordo con l’America Latina). In particolare i dazi indiani sulle auto europee potrebbero essere ridotti dal 110% al 40% per modelli sopra i 15.000 euro, aprendo loro il terzo mercato auto mondiale.

Perché è importante?

Lo è sia per ragioni commerciali che politiche.
Quelle commerciali sono evidenti: alle merci UE sarebbero aperte le porte di un mercato di più di un miliardo di persone e soprattutto di un’economia che cresce a un tasso del 6% annuo; alle merci — e soprattutto ai servizi — indiani sarebbero aperte le porte del più grande mercato unico del mondo e, soprattutto, di uno di quelli con maggiore capacità di spesa. Non solo: a rendere molto appetibile agli occhi dell’India il mercato europeo c’è il fatto che l’India è un ottimo produttore di tecnologia e in questa fase l’UE ha enorme bisogno di tecnologia avanzata.
Più complesse potrebbero essere le conseguenze politiche di questo accordo, qualora dovesse davvero andare in porto. Per l'UE, una partnership con Delhi potrebbe costituire un passo decisivo verso la diversificazione dei mercati, cosa di cui, dopo la crisi con la Russia nel 2022 e le recenti tensioni con gli USA e con la Cina, si è resa conto di avere grande bisogno. D’altra parte, per Delhi, l’accordo con l’UE può costituire, oltre che un importante volano di crescita, anche un sostegno nel suo percorso per affermarsi come attore geopolitico di primo piano e legittimo concorrente della Cina, a cui aspira a togliere lo scettro di Paese egemone dell’area.

E adesso?

Adesso occorrerà aspettare che l’iter di approvazione dell’accordo vada in porto. Dal lato europeo questo potrebbe richiedere circa un anno, tra letture e voti di Consiglio e Parlamento. Va però detto che le alterne fortune dell’accordo con il Mercosur hanno logorato la credibilità europea circa la capacità delle sue istituzioni di poter concludere accordi stabili e duraturi. Il timore che le stesse questioni che hanno fatto saltare l’accordo con l’America Latina possano ripresentarsi, tali quali, anche con l’India, esiste e mina la trattativa già in queste sue prime fasi.
Un altro aspetto interessante potrebbe essere quello relativo alla risposta che a questo nuovo accordo potrebbe arrivare da Pechino e Washington.
I rapporti tra Cina e India sono tesi da tempo, e anche quelli tra Pechino e Bruxelles non sono particolarmente buoni. Per questo la Cina, da cui buona parte della manifattura europea dipende e che è il Paese da cui arriva la parte principale delle importazioni europee (22%), potrebbe reagire male. I modi con cui potrebbe farlo potrebbero essere molti, ma il più efficace di tutti potrebbe essere quello di ‘chiudere i rubinetti’ degli invii in Europa di particolari merci, come, per esempio, i dispositivi tecnologici necessari alla produzione di energia. Una decisione di questo genere da parte di Pechino, anche se dovesse durare poche settimane, rischierebbe di paralizzare o quasi la produzione industriale europea. D’altra parte anche gli USA potrebbero non gradire questo accordo. In primo luogo perché un'Europa commercialmente meno dipendente dagli Stati Uniti, di fatto, depotenzierebbe il ruolo degli USA. In secondo luogo, perché, con l’avvio di questa nuova partnership commerciale, l’UE rischierebbe di vanificare, almeno in parte, gli effetti dei dazi imposti da Trump all’India. Dazi che Trump, tra l’altro, aveva imposto per punire Delhi della sua vicinanza alla Russia, la nemica dell’UE.

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