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Accordo Google-Pentagono da 200 milioni: i modelli AI di Gemini utilizzabili per operazioni riservate

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Accordo Google-Pentagono da 200 milioni: i modelli AI di Gemini utilizzabili per operazioni riservate

Cosa è successo

Google ha firmato un emendamento al proprio contratto da 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa (DoD) americano che autorizza l'utilizzo dei suoi modelli AI — Gemini in testa — su reti classificate "per qualsiasi scopo governativo lecito". L'accordo non prevede sviluppo di modelli dedicati: si tratta di accesso API ai modelli commerciali di Google, inclusi quelli su infrastruttura Google Cloud. Nelle stesse ore, oltre 600 ricercatori AI dell'azienda avevano inviato al CEO Sundar Pichai una lettera chiedendo di rifiutare esattamente quel tipo di accordo.

Il deal replica la formula usata da OpenAI e xAI in accordi analoghi firmati nelle settimane precedenti, e segue il clamoroso strappo tra il Pentagono e Anthropic — la cui designazione come "supply chain risk" è tuttora oggetto di contenzioso legale — e il conseguente pressing del DoD per costruire un consorzio alternativo di lab AI.

Perché è importante

L'accordo ruota attorno a quattro parole: "any lawful government purpose". Non è linguaggio neutro, ma il telaio giuridico dentro cui tutto il resto si inserisce. Se sorveglianza di massa o targeting autonomo sono legalmente possibili in certi contesti — e in molti lo sono — ricadono automaticamente nell'ombrello, come ha notato il giurista Charlie Bullock esaminando il testo del contratto reso noto da The Information. Il contratto dice che i modelli "non dovrebbero" ("should not") essere usati per sorveglianza di massa o armi autonome senza appropriata supervisione umana. Non che "non saranno" ("shall not") usati — e la formula "should not" non impone alcun obbligo nei confronti del Pentagono. Il contratto obbliga inoltre Google ad "assistere nella modifica delle impostazioni di sicurezza e dei filtri nei sistemi AI su richiesta del governo": se il Pentagono chiede di abbassare i filtri di sicurezza, Google è contrattualmente tenuta ad aiutarlo.

  • Anthropic era stata espulsa dalla supply chain del DoD per aver insistito proprio su un divieto vincolante — "shall not" — sulle armi autonome e la sorveglianza di massa, e dichiarata supply chain risk in risposta. Google entra nel medesimo contesto classificato con linguaggio non vincolante, obbligo di abbassare i filtri su richiesta, e nessun diritto di veto sulle decisioni operative militari. Il DoD ha ottenuto quello che cercava.
  • Il contratto di lunedì è l'esito di una traiettoria deliberata: dalla protesta dei dipendenti su Project Maven nel 2018, alla rimozione delle clausole su armi e sorveglianza dai principi AI di Google nel 2025, all'accesso classificato di lunedì. La lettera di oltre 600 ricercatori AI inviata lunedì mattina — con più di 20 tra direttori, senior director e VP tra i firmatari — ha la stessa forma della protesta del 2018, ma un esito ben diverso.

E adesso?

La disputa con Anthropic è ancora in tribunale, anche se la Casa Bianca ha incontrato il CEO Dario Amodei nelle ultime settimane per sondare un possibile compromesso. Cameron Stanley, chief AI officer del Pentagono, ha però detto che in ogni caso dipendere da un fornitore unico è sempre un rischio, e che con Google, OpenAI e xAI tutti dentro — con la qualità dei modelli in miglioramento — il Pentagono ha ottenuto la diversificazione che cercava. Chi stabilisce — e come — i confini di ciò che è "lawful", naturalmente, rimane volutamente offuscato in una rischiosa scala di grigi.

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