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A Caserta l’evento di avvio del progetto di formazione per alti funzionari africani nell’ambito del Piano Mattei

3 min di lettura

Cosa è successo?

Domani, martedì 10 febbraio, prende ufficialmente il via alla Reggia di Caserta, uno dei primi progetti concreti del Piano Mattei per l’Africa. La Scuola Nazionale dell’Amministrazione, che ha sede all’interno della Reggia, inaugura un programma internazionale dedicato al rafforzamento delle competenze di alti funzionari pubblici provenienti da Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya e Tunisia.

È l’avvio operativo di un progetto che punta a lavorare su formazione, capacità amministrativa e scambio di conoscenze, uno dei pilastri su cui il Piano Mattei intende costruire una forte relazione tra Italia e Paesi africani.

All’apertura partecipano il Viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli e la Presidente della SNA Paola Severino, insieme alle delegazioni africane e ai rappresentanti delle principali istituzioni italiane coinvolte: dal Ministero degli Affari Esteri al Dipartimento della Funzione Pubblica, dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) fino alla Struttura di Missione del Piano Mattei.

Perché è importante?

Questo progetto conta perché segna un passaggio di fase del Piano Mattei. Una delle sue direttrici centrali, ovvero quella della formazione e del capitale umano, viene tradotta in un’iniziativa operativa, con destinatari chiari, istituzioni coinvolte e un luogo fisico che diventa hub stabile.

La scelta di partire dagli alti funzionari pubblici africani vuol dire intervenire su uno degli ostacoli principali allo sviluppo in Africa: la capacità amministrativa, cioè la possibilità per gli Stati di progettare politiche, gestire risorse, negoziare con partner internazionali e implementare riforme. Senza questo livello, anche investimenti e cooperazione rischiano di restare fragili.

Questo progetto è importante anche per l’Italia. Qui il Paese prova a giocare una partita diversa: non solo finanziamenti o progetti settoriali, ma trasferimento di competenze istituzionali, soft power, costruzione di relazioni di lungo periodo con le classi dirigenti africane. È un approccio più vicino alla diplomazia strategica che alla cooperazione tradizionale.

Infine, conta il dove. La Reggia di Caserta e la SNA non sono una luogo casuale: diventano il simbolo di un’Italia che usa formazione, amministrazione pubblica e patrimonio istituzionale come strumenti di politica estera, posizionandosi nel Mediterraneo come ponte tra Europa e Africa.

E adesso?

Da domani inizia la parte più delicata: la verifica sul campo.

Il progetto diventa un banco di prova per capire se il Piano Mattei è in grado di:

  • produrre risultati misurabili, non solo narrazioni;
  • costruire partnership stabili con Paesi africani, e non relazioni one-off;
  • trasformare la formazione in relazioni politiche e istituzionali durature.

Se funzionerà, questo modello potrà essere replicato su altri Paesi, su altri livelli amministrativi, e soprattutto su altri assi del Piano Mattei, dall’energia alla sanità, dall’acqua al digitale.

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