News & BusinessPOLITICA INTERNAZIONALE
5 elementi che resteranno di questa conferenza di Monaco
1°: L’apertura condizionata degli USA
L’appuntamento più atteso dell’edizione 2026 della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco era il discorso del Segretario di Stato americano Marco Rubio. La ragione per cui il discorso di Rubio era così attesa era il fatto che lo scorso anno, proprio qui, a un mese dal suo insediamento, il vicepresidente USA JD Vance aveva avuto parole molto caustiche nei confronti dell’UE. In buona sostanza, Vence, aveva detto che l’amicizia tra USA e UE non poteva più essere data per scontata, soprattutto a motivo delle divergenze ideologiche tra il nuovo governo USA (Isolazionista e orientato al populismo di destra) e quello UE (multilaterale e orientata al liberalismo centrista e sociale).
Un anno dopo, anche alla luce delle numerose frizioni tra i due governi, il discorso di Rubio era atteso per capire se e come l’esecutivo USA intendeva procedere nella direzione indicata da Vance un anno fa, o no.
Ascoltato il discorso di Rubio, il risultato è stato intermedio.
Il Segretario di Stato, infatti, ha avuto parole più concilianti e urbane nei confronti dell’Europa (anche perché per indole Rubio è più conciliante e urbano) ma non ha cambiato la sostanza del messaggio: USA e UE, ha detto Rubio, sono storicamente legate e continueranno a esserlo. Ma alla luce del consolidato legame tra i due Paesi, Rubio ha esortato l’UE a sposare le posizioni MAGA in termini di ‘difesa dei valori occidentali’ (nell’accezione dell’estrema destra USA del termine, che si traduce in una ricetta estremamente conservatrice in termini di diritti civili, cui ha risposto l’Alta rappresentante Kaja Kallas, dicendo “Contrariamente a quanto alcuni potrebbero affermare, l'Europa woke e decadente non sta affrontando la cancellazione della sua civiltà”) e di contenimento dell’immigrazione.
Un elemento interessante da notare nel discorso di Rubio è il fatto che il Segretario di Stato ha fatto molti riferimenti ai singoli Paesi dell’UE, ma nessuno all’Unione Europea. Un’omissione che risulta difficile, alla luce del posizionamento ideologico dell’amministrazione Trump considerare casuale.
2°: Il ‘Grazie, ma no grazie’ dell’UE
Intervenuta poco dopo Rubio, la Presidente della Commissione Europea ha definito il discorso di Rubio ‘rassicurante’, evitando però di entrare nel merito, quel che è emerso con forza dai discorsi degli altri leader europei (Merz e Macron, che hanno parlato prima di Rubio e Starmer e Kallas, che hanno parlato dopo) è che il discorso di Rubio e le sue rassicurazioni circa il fatto che gli USA non romperanno l’asse con l’Europa, o meglio, con i Paesi europei, è stato ‘too little, too late’. Dai discorsi dei quattro leader europei (e parzialmente, e con toni più moderati, da quello di Von der Leyen) è emerso come, per quanto l’alleanza tra USA e UE sia ancora in piedi, il legame di reciproca fiducia su cui si reggeva si è spezzato. E alla luce di questa frattura l’UE è pronta a prendere decisioni autonome e di rafforzamento della propria autonomia, sia in senso strategico e militare, sia commerciale e politico.
3°: I leader dell’opposizione americana
Alla Conferenza hanno preso parte, in numero insolitamente alto, anche leader locali e dell’opposizione USA. In particolare erano presenti almeno quattro figure il cui nome circola per le presidenziali 2028: la deputata Alexandria Ocasio Cortez, il governatore della California Gavin Newsom, il senatore dell’Arizona (stato in bilico) Mark Kelly, e la governatrice del Michigan (stato in bilico) Gretchen Whitmer. Al di là dei contenuti dei loro discorsi (tra i quali sono spiccati quello di Newsom e Ocasio Cortez, entrambi rivolti all’UE affinché considerasse la presidenza Trump come una fase passeggera) quel che è emerso con forza è stato il dato di fatto della loro presenza in un palco internazionale di così grande rilievo; riesce difficile non leggere la loro numerosità come un segnale rivolto agli alleati europei circa il fatto che, in un eventuale nuovo corso della politica americana, le cose potrebbero tornare a un nuovo equilibrio.
4°: La freddezza degli USA rispetto all’Ucraina
Nel discorso di Marco Rubio l’Ucraina è stata citata solo una volta. E solo per parlare male dell’ONU che non è riuscito a risolvere la guerra in Ucraina. D’altra parte, anche Zelenski è stato piuttosto misurato nelle sue parole verso gli USA: sì, ha vistosamente ringraziato gli amici americani; ma ha anche aperto il suo intervento parlando dell’impegno degli amici europei rispetto al fondo PURL, il sistema con cui i Paesi Europei comprano armi americane (che gli USA non darebbero a titolo gratuito, come sotto la presidenza Biden) in nome e per conto dell’Ucraina. Oltre a questo Zelenski ha incontrato in una serie di incontri a latere sia Rubio che gli inviati Kushner e Witkoff, ma questi incontri hanno avuto per perno la preparazione del prossimo trilaterale in Svizzera, non il rafforzamento del sostegno USA a Kiev.
5°: Il piano per il nucleare europeo
La lacerazione (forse reversibile, forse no) del legame tra Stati Uniti e Europa, e la conseguente nuova inaffidabilità della NATO ha fatto sì che si iniziasse a parlare di piattaforma di deterrenza nucleare europea. In pratica, oggi, la deterrenza nucleare europea è delegata, se non del tutto, in gran parte, agli arsenali americani (che hanno dimensioni e varietà molto superiori ai soli due arsenali europei, quello francese e quello inglese; quest’ultimo, tra l’altro, nemmeno europeo).
Ma oggi, come sappiamo, l’asse NATO non può più essere dato per scontato. Di qui l’idea non solo di estendere su base europea la deterrenza degli arsenali francesi e (con un sistema di alleanze) britannici all’UE, ma di portare a bordo in termini di armamenti anche altri Paesi, come le Repubbliche Baltiche o la Polonia. Benché sul piano teorico l’ipotesi regga, esistono problemi pratici non da poco.
In particolare quelli relativi alla Governance: sarà europea o dei Paesi effettivamente ‘proprietari’ delle armi? Francia e UK saranno disposti davvero a mettere a fattor comune i loro armamenti, rinunciando, anche solo parzialmente, al loro controllo? Ha senso la proposta del Commissario alla Difesa Kubilius di un ‘consiglio di sicurezza’ dell’UE?