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Wellness come consumo essenziale: il mercato da $2.000 miliardi diventa difensivo
Cosa è successo?
Secondo il report McKinsey & Company – The $2 trillion global wellness market gets a millennial and Gen Z glow-up (maggio 2025), il wellness ha superato la soglia dei 2.000 miliardi di dollari a livello globale e cresce a un ritmo stabile del 4–5% annuo, nonostante volatilità macro e cicli economici avversi. Negli Stati Uniti la spesa supera i 500 miliardi di dollari l’anno. I dati di percezione sono ancora più indicativi: l’84% dei consumatori USA (79% nel Regno Unito, 94% in Cina) considera il wellness una priorità alta o importante. Storicamente, il comparto mostra una resilienza anticiclica: nel 2008–09 vitamine e integratori sono cresciuti del 6% mentre il PIL USA calava del 3%; nel 2020 i supplementi hanno segnato +10% a fronte di una contrazione complessiva dei consumi del −2%.
Perché è importante?
Questi numeri indicano una trasformazione strutturale della natura della domanda. Il wellness non si comporta più come una categoria discrezionale “lifestyle”, ma come un consumo prioritario e difensivo, più vicino alla sanità che ai beni voluttuari. I consumatori sono sistematicamente meno propensi a tagliare la spesa per salute e benessere rispetto ad abbigliamento, intrattenimento o home décor (Exhibit, p.3 del report). Questo cambia le ipotesi di rischio: il wellness diventa un’ancora di stabilità nei bilanci familiari e una componente della resilienza individuale, soprattutto in contesti di incertezza economica, inflazione o stress sociale.
E adesso?
Per investitori e policymaker, il settore va letto come infrastruttura soft della resilienza, non come nicchia premium. La crescita è sostenuta non solo da redditi elevati, ma da una riallocazione delle priorità di spesa, in particolare tra Millennials e Gen Z. Questo implica valutazioni più stabili lungo il ciclo, maggiore attrattività di lungo periodo e un ruolo crescente del wellness nelle politiche di prevenzione, salute pubblica e produttività. In sintesi, il benessere non è più un lusso: è diventato una spesa “quasi-essenziale” che ridefinisce il perimetro dei consumi difensivi globali.