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Uno studio trova microplastiche nel sangue di 8 pazienti su 10 colpiti da infarto miocardico

Cos’è successo
Uno studio presentato al congresso della European Society of Cardiology ha rilevato la presenza di microplastiche nel sangue nell'84% dei pazienti ricoverati per infarto miocardico. Sebbene la ricerca non dimostri un rapporto di causa-effetto, si aggiunge a un numero crescente di evidenze che collegano l'esposizione cronica agli inquinanti ambientali con un aumento del rischio cardiovascolare.
Negli ultimi anni le microplastiche sono state identificate nel sangue, nelle placente, nei polmoni e nelle placche aterosclerotiche. Il loro possibile ruolo nell'infiammazione cronica, nella disfunzione endoteliale e nell'aterosclerosi è oggi uno dei temi emergenti della medicina cardiovascolare, anche se saranno necessari studi prospettici per chiarirne il reale impatto clinico.
Perché conta
- Il concetto di fattore di rischio cardiovascolare si amplia. Accanto a colesterolo, ipertensione, diabete e fumo, la ricerca inizia a valutare anche il contributo dell'ambiente e dell'esposizione cronica agli inquinanti come determinanti della salute cardiovascolare;
- La prevenzione diventa sempre più una questione ambientale. Se queste associazioni saranno confermate, ridurre l'esposizione agli inquinanti potrebbe affiancare le tradizionali strategie di prevenzione cardiovascolare, spostando parte della responsabilità dalle scelte individuali alle politiche ambientali;
- Salute umana e salute del pianeta convergono. L'inquinamento non rappresenterebbe più soltanto un problema ecologico, ma un determinante diretto delle malattie croniche, rafforzando l'approccio "One Health" e la necessità di integrare politiche sanitarie e ambientali.
Adesso
- Serviranno studi longitudinali per comprendere se le microplastiche siano semplicemente un indicatore di esposizione o contribuiscano direttamente allo sviluppo delle malattie cardiovascolari;
- La ricerca si concentrerà sui meccanismi biologici, chiarendo come queste particelle possano influenzare infiammazione, coagulazione e danno vascolare e se esistano soglie di esposizione clinicamente rilevanti;
- Nel prossimo decennio la prevenzione cardiovascolare potrebbe includere anche l'ambiente. La sfida non sarà soltanto controllare pressione e colesterolo, ma ridurre l'impatto di quei fattori ambientali che, silenziosamente, accompagnano l'intero corso della vita.