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Uno studio collega l'esposizione all'inquinamento dell'aria a un maggior rischio di Parkinson, malattia che colpisce oltre 10 mln di persone nel mondo

Cos’è successo
Secondo le stime globali, oltre 10 milioni di persone nel mondo convivono con la malattia di Parkinson, una delle patologie neurologiche in più rapida crescita. Un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open e ripreso da Neuroscience News ha osservato un'associazione tra l'esposizione cronica ad alcuni inquinanti atmosferici, in particolare il particolato fine (PM2.5), e un aumento del rischio di sviluppare Parkinson.
L'effetto non è uniforme: il rischio appare maggiore nelle aree con livelli più elevati di inquinamento e in specifici sottogruppi di popolazione. Come tutti gli studi osservazionali, il lavoro non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma rafforza un filone di ricerca che considera il cervello uno degli organi maggiormente influenzati dall'ambiente in cui viviamo, oltre che dalla genetica.
Perché conta
- La neurologia esce dagli ospedali. Sempre più evidenze suggeriscono che il rischio di malattie neurodegenerative dipenda anche da fattori ambientali modificabili, come qualità dell'aria, esposizioni professionali e stile di vita;
- L'inquinamento diventa una politica di prevenzione. Ridurre le emissioni potrebbe produrre benefici non solo cardiovascolari e respiratori, ma anche neurologici nel lungo periodo;
- La prevenzione si amplia. Se il cervello è sensibile all'ambiente, urbanistica, trasporti e qualità dell'aria diventano strumenti di salute pubblica oltre che di politica ambientale.
Adesso
- Serviranno studi longitudinali e meccanicistici per chiarire il ruolo causale dell'inquinamento nello sviluppo del Parkinson;
- I modelli predittivi del rischio potrebbero integrare dati ambientali, oltre a genetica e fattori clinici;
- La salute del cervello potrebbe diventare uno degli indicatori con cui valutare le politiche ambientali, rafforzando il legame tra sostenibilità e healthspan.