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Ungheria al voto: come l'Ue si prepara a un'eventuale vittoria di Orbán

4 min di lettura

Cosa è successo

Tutti i sondaggi danno per vincente alle elezioni di domenica 12 aprile in Ungheria Peter Magyar, ma chiaramente la sua vittoria non può essere data per scontata. Il premier Viktor Orbán, in carica ininterrottamente dal 2010, ha dimostrato più volte di essere abile nel raccogliere consenso e, laddove la sua sola abilità di oratore e carisma di leader non fossero sufficienti, è stato più volte accusato di aver alterato i risultati elettorali, per esempio attraverso la compravendita di voti nei collegi rurali.


Alla luce di tutto questo, della sua enorme resilienza e spregiudicatezza politica e del controllo pressoché completo dei media, non è prudente considerare Orbán già sconfitto, con buona pace del fatto che i sondaggi danno il suo partito Fidesz indietro di dieci punti rispetto a quello dello sfidante Tisza. Così è il caso di chiedersi quali effetti avrebbe una permanenza in carica di Viktor Orbán per altri quattro anni, rispetto alle principali partite politiche dell’Ue.

Perché è importante

•Rapporti con l’Ue: Bruxelles non fa mistero di considerare Viktor Orbán e le sue posizioni anti-Ue e filo russe una spina nel fianco. Pur parteggiando apertamente per Peter Magyar — le cui posizioni, a ben guardare, non sono poi molto distanti da quelle di Orbán — si sta preparando all'eventualità di una sua permanenza in carica. Secondo quanto riporta Politico, la Commissione starebbe elaborando una serie di piani per modificare le regole dell'Ue anche senza unanimità: estendere gli ambiti in cui è sufficiente la maggioranza qualificata; rendere più efficaci le sanzioni per le violazioni dello stato di diritto, superando i limiti dell'inadeguato articolo 7; avviare, ipotesi più radicale, un'Europa a più velocità che escluda dai tavoli principali i Paesi apertamente anti-Ue, come Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Quest'ultima opzione è anche la più insidiosa, soprattutto alla luce delle prossime elezioni in Francia e Germania.


•Rapporti con l’Ucraina: per Kiev la conferma di Orbán sarebbe una pessima notizia. Saldo al potere per altri quattro anni, il premier ungherese potrebbe non avere più remore a opporsi apertamente al sostegno europeo alla difesa ucraina. C'è poi un problema ancora più profondo: le evidenze secondo cui funzionari ungheresi avrebbero girato dati e documenti europei a Mosca renderebbero di fatto la Russia un ospite indiretto ai tavoli Ue — una presenza silenziosa ma concreta nelle stanze in cui si decidono le sorti del conflitto.


•Rapporti con la Russia: i rapporti tra Ungheria e Russia si mangerebbero stabili o migliorerebbero, mentre quelli tra Ue e Russia andrebbero incontro a un definitivo deterioramento. In quest’ottica è da valutare con estrema cautela qualunque operazione europea di sanzione delle politiche ungheresi, poiché queste avrebbero il risultato di isolare ancor di più Budapest e di spingerla ulteriormente a collaborare con Mosca.


•Rapporti con gli Usa: Viktor Orbán e Donald Trump sono da tempo in ottimi rapporti, tanto che nelle ultime ore JD Vance ha preso parte a un comizio a Budapest e The Donald è intervenuto per telefono all’incontro. Quel che è verosimile pensare è che in uno scenario di conferma di Orbán i rapporti tra Budapest e Washington si farebbero sempre più stretti. Anzi: l'attuale primo ministro ungherese potrebbe addirittura diventare il punto di riferimento di Trump in Ue.

E adesso?

Il 13 aprile è la data che conta: se Viktor Orbán vince, l'Ue si trova a gestire simultaneamente un membro che blocca le decisioni su Kiev e fa da testa di ponte a Trump dentro Bruxelles. I piani che Bruxelles sta preparando — maggioranza qualificata estesa, sanzioni più stringenti, Europa a due velocità — esistono, ma ciascuno ha un costo politico alto. Se vince Magyar, i problemi non scompaiono ma si chiuderebbe almeno il canale diretto tra Budapest e Mosca — e non è poco.

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