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Tumore al seno nelle under 40: estendere la terapia ormonale cambia la prognosi

2 min di lettura

Cosa è successo?

Uno studio italiano coordinato dall’Istituto Europeo di Oncologia e condotto in collaborazione con Harvard University ha dimostrato che prolungare la terapia ormonale adiuvante oltre i 5 anni standard riduce drasticamente il rischio di recidiva e metastasi nelle donne giovani con tumore al seno. La ricerca, pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, ha analizzato 501 pazienti operate prima dei 40 anni per carcinoma mammario ormono-positivo con coinvolgimento linfonodale. Tutte avevano completato 5 anni di terapia endocrina con soppressione ovarica (LHRH-analogo) ed erano ancora in pre-menopausa e libere da malattia. Il confronto è netto: chi ha proseguito la terapia per altri 2–5 anni (mediana 4 anni) ha registrato –50% di metastasi a distanza e –40% di recidive locali rispetto a chi ha interrotto dopo il quinto anno.

Perché è importante?

I tumori mammari nelle donne giovani sono mediamente più aggressivi e, nei casi ormono-positivi, il rischio di recidiva persiste per tutta la vita. Proprio perché hanno un’aspettativa di vita più lunga, le pazienti under 40 sono più esposte alle recidive tardive. Questo studio colma una lacuna clinica: finora mancavano evidenze solide sull’estensione della soppressione ovarica oltre i 5 anni in questo specifico sottogruppo. Il risultato è clinicamente rilevante perché aumenta le probabilità di guarigione definitiva senza un incremento degli eventi avversi gravi (fratture, ictus, infarto), che nello studio non sono aumentati con il prolungamento della terapia.

E adesso?

I dati sono destinati a influenzare le linee guida internazionali. La decisione di estendere la terapia dovrà essere personalizzata, bilanciando il beneficio oncologico con la tossicità non grave ma impattante (vampate, secchezza vaginale, dolori muscolo-articolari), che tende a persistere. La prospettiva cambia: per le under 40 con carcinoma mammario ormono-positivo e linfonodi coinvolti, l’estensione della terapia ormonale diventa una nuova opzione standard da discutere, con maggiore attenzione alla gestione degli effetti collaterali e alla qualità di vita lungo un orizzonte terapeutico più lungo.

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