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Trump ha annunciato più di 40 volte un accordo imminente con l’Iran ma è stato smentito ogni volta da Teheran e dai fatti sul campo

Cos’è successo
Donald Trump ha annunciato di aver annullato un attacco pianificato contro l'Iran, sostenendo che i "perimetri di un accordo" siano stati raggiunti e che i colloqui riprenderanno lunedì sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e sul programma nucleare iraniano. È lo stesso schema ripetuto per la quarantesima volta abbondante da marzo: minaccia militare, annuncio di accordo imminente, cancellazione dell'attacco all'ultimo momento.
Anche questa volta l'Iran ha smentito nel giro di poche ore che esistano negoziati diretti con Washington, lasciando la vicenda nello stesso limbo dei cicli precedenti. La regione resta in una situazione di stallo militare, senza uno sbocco diplomatico concreto effettivamente all’orizzonte.
Perché conta
- Secondo Trump, sarebbero stati Iran e "altri Paesi del Medio Oriente" a chiedergli di fermare l'attacco, in cambio di un accordo che prevede la riapertura "immediata, completa e totale" di Hormuz e la fine della minaccia nucleare iraniana: una cornice simile a quella di giugno, quando Trump aveva firmato con l’omologo iraniano Masoud Pezeshkian un memorandum d'intesa sulla riapertura dello stretto, salvo poi vedere naufragare i round successivi, compreso il viaggio in Svizzera del vicepresidente Vance, rinviato all'ultimo momento;
- Dietro la decisione ci sarebbe soprattutto la pressione del Golfo: Trump ha parlato al telefono con il principe ereditario saudita, preoccupato per lo stop ai flussi petroliferi, mentre anche Qatar, Emirati, Turchia e Pakistan avrebbero spinto per una de-escalation regionale; alcuni analisti citano anche una possibile scarsità di risorse militari Usa nell'area, dopo che un alto comandante avrebbe segnalato limiti operativi delle forze navali americane;
- Il bilancio di questo tipo di annunci, ricostruito da CNN e altre testate da fine marzo, aveva già superato le 37-38 volte a inizio giugno, per poi continuare a crescere fino a superare abbondantemente le 40; le smentite esplicite e documentate da parte iraniana restano una minoranza, attorno alla mezza dozzina di casi accertati, compresa quella arrivata nelle ultime ore.
Adesso
- Il nodo resta lo stesso di sempre: il portavoce degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha negato che esistano negoziati diretti con Washington, precisando che i soli colloqui in corso sono con l'Oman sul futuro di Hormuz, e ha ribadito che secondo Teheran lo stretto resterebbe chiuso; il divario tra le due versioni lascia la questione centrale irrisolta, con l'agenzia Fars che ha definito le richieste americane una "wish list" più che una proposta negoziabile;
- Nel ciclo precedente il memorandum di giugno non ha impedito lo stallo dei negoziati sui dettagli tecnici, come le tariffe di transito e la gestione dello stretto, segno che gli annunci di Trump raramente coincidono con accordi realmente operativi;
- Sul piano più ampio, finché i partner del Golfo faranno pressione per evitare un'escalation e persisteranno dubbi sulla prontezza delle forze Usa nella regione, il ciclo minaccia-pausa-nessun accordo appare destinato a ripetersi, allungando la lista dei quaranta e più annunci già contati e rendendo sempre più difficile distinguere una svolta reale da un ennesimo rinvio.