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Trattative Usa-Iran in una fase di stallo, Trump sempre più isolato

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Trattative Usa-Iran in una fase di stallo, Trump sempre più isolato

Cosa è successo

Stallo nelle trattative tra Stati Uniti e Iran. Mentre l’ipotesi di una ripresa dei negoziati sembra farsi più lontana, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha intrapreso un tour diplomatico, incontrando i vertici di Pakistan, Oman e Russia. Le visite hanno un ruolo politico chiave, dal momento che il Pakistan è il principale mediatore tra Iran e Usa, l’Oman è uno dei Paesi produttori di greggio più danneggiati dalla chiusura di Hormuz e Mosca è il principale alleato di Teheran, oltre che il più importante (per non dire l’unico) beneficiario della crisi di Hormuz, che ha portato all’alleggerimento delle sanzioni sul suo greggio e sul suo gas.

Perché è importante

La ragione dell’importanza di questo tour l’ha espressa, seppur con ruvidezza, il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Incontrando un gruppo di studenti, ha detto che l’Iran sta chiaramente vincendo questo conflitto. Ovviamente la vittoria a cui Merz si riferisce non è tanto quella sul campo, quanto quella politica e diplomatica.

Nel giro di meno di due mesi, Donald Trump si è ritrovato completamente isolato sul piano diplomatico, dal momento che nessuno dei suoi alleati storici europei è sembrato volerlo seguire nell’impresa di questa guerra che, anzi, hanno condannato.
Inoltre, anche gli alleati storici degli Usa nel Golfo non hanno dato segno di voler sostenere la guerra all’Iran; Israele, concentrato più sul Libano che su Teheran, sta rendendo difficile il cammino dei negoziati.

Non solo: a rendere evidente il vantaggio iraniano ci sono altri elementi:

  • il primo è che il regime, per quanto indebolito, alla fine dei conti ha retto, e, contrariamente a quello che Trump aveva frettolosamente ipotizzato, non c’è stata nessuna sollevazione popolare che ribaltasse il regime. E questo non tanto perché il regime sia amato e popolare (non lo è, anzi è odioso e detestato), ma perché in un territorio tanto grande e complesso sarebbe servita un’organizzazione molto più sofisticata di quella allestita in fretta e furia dalla CIA che ha tentato di armare alcuni gruppi di curdi al confine tra Iran e Iraq;
  • il secondo elemento che indica come, a conti fatti, l’Iran stia politicamente vincendo questo conflitto, sta nel fatto che il danno economico principale di questa guerra si stia ripercuotendo soprattutto sugli USA e sull’occidente.
  • il terzo elemento che indica la debolezza degli USA in questa trattativa riguarda il fatto che, a questo punto, Donald Trump sembra essersi detto disponibile ai negoziati in ogni forma, mentre l’Iran sembra rinviarli e avanzare nuove proposte, convinto di avere ampio margine di trattativa.

In questo quadro si inserisce il viaggio di Araghchi a Mosca.
Mosca potrebbe avere un ruolo determinante sia nel conflitto sia nella trattativa. Questo perché:

  • è l’attore politico che ha più vantaggio dal blocco di Hormuz, sia per l’alleggerimento delle sanzioni, sia per la distrazione delle armi americane dal fronte ucraino.
  • è il principale fornitore di armi a Teheran (oltre che il principale acquirente di armi iraniane, soprattutto droni)
  • si è offerto di stoccare in Russia l’uranio arricchito dell’Iran, cioè le scorte che gli Stati Uniti vorrebbero che il regime consegnasse per scongiurare la possibilità che costruisca un’arma atomica.

E adesso?

Ora siamo in una situazione di stallo. Gli Usa sembrano aver finito le loro carte diplomatiche e anche la minaccia di una reazione militare sembra non essere praticabile, dal momento che gli Stati Uniti in questo momento potrebbero non avere le forze per prendere il controllo di un territorio ampio e complesso come quello dell’Iran. Molto dipenderà dalle richieste che faranno gli iraniani e dalla volontà americana (che in questo momento sembra ampia) di cedere.

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