News & BusinessPolitica Internazionale
Tecnologia israeliana e capitali emiratini nel fondo congiunto di difesa che taglia la dipendenza di Tel Aviv dai 3 mld Usa

Cos’è successo
Emirati Arabi Uniti e Israele hanno creato un fondo congiunto per acquisizioni e sviluppo di sistemi di difesa, con un investimento significativo - non pubblico - già effettuato. L’iniziativa, confermata da un attuale e un ex funzionario statunitense, prevede acquisti comuni di armi e lo sviluppo di tecnologie come sistemi anti-drone e difesa aerea.
L’accordo è stato siglato durante la visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu negli UAE nel pieno della guerra con l’Iran, che ha visto Teheran lanciare quasi 3.000 droni e missili contro gli Emirati. Israele porta la tecnologia avanzata, gli UAE mettono i capitali: già a giugno 2025 la società emiratina Edge Group aveva acquisito il 30% di Thirdeye Systems israeliana. Nel contesto più ampio, l’intesa è l’evoluzione naturale degli Accordi di Abramo del 2020: dopo anni di cooperazione silenziosa, i due Paesi formalizzano un’alleanza difensiva anti-Iran mentre Washington vede calare il sostegno interno a Israele (soprattutto tra i giovani). Israele vuole diversificare per ridurre il rischio dalla dipendenza americana.
Perché conta
- Questo fondo rappresenta il più stretto accordo di difesa mai raggiunto tra Israele e un Paese arabo, trasformando una partnership tattica in un’alleanza strategica a lungo termine con implicazioni dirette sulla sicurezza regionale e sugli equilibri di potere contro l’Iran;
- Israele cerca di ridure la dipendenza dai 3 miliardi annui di aiuti USA (più i 21 miliardi extra del 2025) e guadagna liquidità immediata; gli UAE ottengono tecnologia all’avanguardia senza doverla sviluppare da zero o comprarla da Paesi terzi, o meno investiti nel Medio Oriente, o non in grado di soddisfare la domanda - via dei loro impegni (in Europa);
- Si crea un precedente: altri Paesi del Golfo potrebbero seguire, accelerando una “NATO araba” di fatto e indebolendo l’influenza americana nel Medio Oriente.
Adesso
- I due Paesi dovranno definire rapidamente governance e priorità del fondo (probabilmente entro l’estate 2026): i primi progetti concreti potrebbero riguardare co-sviluppo di droni e sistemi anti-missile, con test congiunti già in autunno. Un’accelerazione permetterebbe a Israele di mantenere la superiorità qualitativa anche con budget USA più magri, mentre gli UAE rafforzerebbero la propria deterrenza contro Teheran;
- Sul piano geopolitico, l’Arabia Saudita (che sta approfondendo legami con Pakistan, Turchia ed Egitto) potrebbe sentirsi sotto pressione e scegliere se unirsi o distanziarsi; Washington osserverà con attenzione, ma un successo del fondo rischierebbe di spingere l’amministrazione USA a rivedere la propria strategia di aiuti militari nel Golfo, con possibili ripercussioni sui prossimi negoziati sul nucleare iraniano;
- Nel medio termine (2027-2028), l’intesa potrebbe espandersi a joint ventures industriali e vendite di armi israeliane a clienti del Golfo finanziate dagli UAE: questo ridurrebbe ulteriormente la dipendenza da forniture americane e creerebbe un blocco difensivo regionale più coeso, ma aumenterebbe anche il rischio di escalation diretta con l’Iran, che ha già dichiarato gli UAE “bersaglio prioritario” per ritorsioni.