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Tasse sulle bevande zuccherate: l’analisi globale è pronta, ma il disegno delle politiche resta indietro
Cosa è successo?
Il Global report on the use of sugar-sweetened beverage (SSB) taxes 2025 della World Health Organization segna un avanzamento metodologico rilevante: per la prima volta vengono applicati indicatori fiscali standardizzati a livello globale alle bevande zuccherate, replicando il modello già utilizzato con successo per le accise sul tabacco. Il rapporto introduce metriche comparabili su quota fiscale nel prezzo, livello di tassazione in PPP e affordability, consentendo analisi cross-country e nel tempo. Tuttavia, i dati mostrano che l’innovazione di policy non ha seguito l’innovazione analitica: solo il 25% dei Paesi tassa le bevande in base al contenuto di zucchero, appena il 14% indicizza automaticamente le accise all’inflazione e solo 10 Paesi (circa il 13%) destinano esplicitamente il gettito a programmi di salute.
Perché è importante?
Questo scarto tra capacità di misurazione e qualità del disegno fiscale riduce l’impatto delle politiche e limita l’apprendimento collettivo. Senza tasse nutrient-based, indicizzate e comparabili, diventa difficile attribuire causalmente gli effetti su consumi, obesità e gettito, e quindi raffinare le politiche nel tempo. In pratica, il mondo dispone ora degli strumenti per una fiscalità sanitaria evidence-based, ma continua a usare meccanismi grezzi che attenuano sia l’efficacia sanitaria sia la robustezza delle valutazioni.
E adesso?
Il passo successivo non è raccogliere più dati, ma innovare il design delle accise: passare a sistemi basati sul contenuto di zucchero, introdurre l’indicizzazione automatica all’inflazione e aumentare l’uso di earmarking per la prevenzione. Solo così l’infrastruttura analitica costruita dall’OMS potrà tradursi in politiche realmente comparabili, adattive e capaci di ridurre in modo strutturale il carico delle malattie non trasmissibili legate alla dieta.