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Tasse sull’alcol: uno strumento potente, ancora sottoutilizzato
Cosa è successo?
Il Global report on the use of alcohol taxes 2025 dell’World Health Organization conferma che la tassazione dell’alcol è tra le leve di sanità pubblica più efficaci e costo-efficienti, ma resta ampiamente sotto-utilizzata. Il consumo di alcol è responsabile di circa 2,6 milioni di morti ogni anno a livello globale ed è un fattore di rischio primario per malattie non trasmissibili, disturbi mentali, infortuni e avvelenamenti. Nonostante l’evidenza consolidata sulla elasticità al prezzo, le accise rimangono basse: in media solo il 21% del prezzo della birra e il 28% dei superalcolici è costituito da tasse. Tra il 2022 e il 2024, l’accessibilità economica dell’alcol è diminuita solo nel 31% dei Paesi per la birra e nel 22% per i superalcolici, segnalando che i danni sanitari non sono adeguatamente “prezzati”.
Perché è importante?
La sotto-tassazione rappresenta una occasione mancata per ridurre in modo strutturale il carico di malattia e i costi sanitari evitabili. Prezzi reali bassi sostengono consumi elevati e aggravano esiti clinici e sociali, mentre i sistemi sanitari assorbono le esternalità negative. Il rapporto evidenzia che, a parità di intervento, le accise sull’alcol offrono rendimenti sanitari superiori rispetto a molte altre politiche, con benefici simultanei su prevenzione, sicurezza e finanza pubblica.
E adesso?
La WHO sollecita i governi a rafforzare e aggiornare le accise: aumentare le aliquote, indicizzarle a inflazione e redditi, ampliare la base imponibile e ridurre le differenze tra categorie che incentivano sostituzioni dannose. L’obiettivo è ridurre l’accessibilità nel tempo, allineare i prezzi ai costi sociali e reinvestire le entrate in prevenzione e servizi di salute mentale. Senza una svolta fiscale, l’alcol continuerà a generare danni sanitari elevati a fronte di entrate insufficienti, perpetuando un equilibrio inefficiente per salute ed economia.