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Stretto di Hormuz, il mercato energetico globale rischia di tornare in deficit

3 min di lettura

Cosa è successo

Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), gli attacchi militari nello Stretto di Hormuz avranno impatti importanti sulle economie di tutto il mondo. In questi giorni sono stati interrotti i flussi petroliferi per lo stretto del golfo da cui passa il 20% del fabbisogno petrolifero mondiale,
costringendo alcuni operatori a tagliare la produzione. Si rischia quindi di passare da uno scenario di surplus di produzione a deficit con importanti conseguenze per i costi energetici.

Tra le righe:

  • Il prezzo Greggio è salito del 17% in una settimana e il TTF europeo, benchmark del gas naturale, ha segnato un rialzo superiore al 60%.
  • Dallo Stretto transita circa il 25% dell'intero commercio marittimo mondiale di petrolio, con l'80% destinato all'Asia.
  • Il 2 marzo è stato attaccato l'impianto di Ras Laffan in Qatar: nel 2025 ha prodotto 112 miliardi di m³ di GNL, guadagnandosi il titolo del primo impianto al mondo per capacità produttiva.
  • Il Qatar e gli Emirati coprono quasi il 20% del commercio mondiale di GNL; non esistono rotte alternative per portare questi volumi sui mercati globali.
  • Le uniche vie di bypass parziale sono le pipeline dell'Arabia Saudita e dell'UAE, con capacità del tutto insufficiente a compensare una chiusura totale dello Stretto.

Perché è importante

Le "Big Three" del petrolio mondiale (Arabia Saudita, UAE, Iraq) esportano quasi tutto il loro petrolio tramite lo stretto di Hormuz. Un blocco prolungato dell’export non colpirebbe solo l'Asia, destinataria dell'80% dei flussi, ma per via della finanziarizzazione, l’impatto diventerà immediatamente globale e contagerà anche altri prodotti energetici sostitutivi. Inoltre, l’Arabia Saudita è anche il paese con i più grandi sistemi di riserva e stoccaggio del petrolio al mondo, se questi si riempiono prima della fine del conflitto e la riapertura dello stretto sarà obbligata a fermare la produzione dai pozzi, un processo per cui farli ripartire può impiegare molto tempo.

Sì, ma: Il mercato del petrolio era in un surplus di produzione da inizio 2025 e le scorte globali hanno superato 8,2 miliardi di barili, il livello più alto dal 2021. I Paesi IEA dispongono inoltre di 1,2 miliardi di barili di riserve strategiche pubbliche mobilizzabili in casi di emergenza come questi. Infatti, dopo il primo momento di panico nella notte del 9 marzo il prezzo del greggio è sceso del 9% seguendo l’allentamento delle tensioni sui mercati energetici, dopo l’annuncio di un incremento della produzione da parte di alcuni Paesi OPEC+ e segnali di rallentamento della domanda globale, soprattutto dalla Cina e dagli Stati Uniti.

E adesso?

Cosa tenere d'occhio:

  • Durata della chiusura: ogni settimana aggiuntiva di blocco riduce le scorte dei paesi IEA
  • Impatto sull’inflazione: la BCE ha già avvisato che un aumento dei prezzi del greggio potrebbe far ripartire l’inflazione e i mercati prevedono due aumenti dei tassi d’interesse da qui a fine 2026, invertendo la rotta rispetto al 2025.
  • Decisione IEA sulle riserve strategiche: un rilascio collettivo coordinato tra i Paesi membri sarebbe il segnale più forte di contenimento della crisi.
  • Gas in Europa a primavera: le scorte europee erano già in calo a fine stagione di riscaldamento; una riduzione del GNL qatariota accelererà la competizione sul mercato spot nelle prossime settimane, con effetti diretti sui costi energetici industriali.

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