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Stallo sull'accordo Ue-Israele con 4 Paesi che chiedono la sospensione totale dei 43 mld di interscambio commerciale

Cos’è successo
Mentre il dibattito europeo si concentra sul blocco della nuova missione organizzata dalla Global Sumud Flottilla, a livello di policy c’è un sostanziale stallo. Una delle poche iniziative concrete che l’Ue potrebbe intraprendere dopo due anni e mezzo di guerra in Medio Oriente, ossia la sospensione dell’accordo di associazione con Israele, è ferma a causa delle divisioni interne. Durante la riunione di aprile del Consiglio Affari esteri dell'Unione Europea, infatti, non è stato trovato un accordo tra i Paesi membri.
Secondo quanto riferito dall'Alto rappresentante Kaja Kallas e dai canali ufficiali del Servizio europeo per l'azione esterna, la crisi nasce dalla richiesta di Spagna Irlanda Slovenia e Belgio di sospendere completamente l'intesa commerciale per via delle violenze nei territori occupati. A questa iniziativa si è opposto il veto di Germania e Italia, che ha congelato la risoluzione principale riducendo l'accordo comunitario all'adozione di sanzioni minime contro i coloni violenti in Cisgiordania, mentre il dibattito sul futuro dei rapporti bilaterali resta del tutto aperto. L'intesa, formalmente denominata Accordo euromediterraneo di associazione, è stata firmata nel 1995 ed è entrata in vigore nel 2000.
Perché conta
L'importanza strategica ed economica di questa intesa commerciale, e l’effetto politico che potrebbe produrre, si riflette chiaramente nei flussi economici bilaterali.
- L'interscambio complessivo di merci tra l'Unione europea e Israele muove un valore totale di oltre 43 miliardi di euro all'anno a cui si aggiungono altri 26 miliardi legati ai servizi: per Israele significa il 31% di tutto il suo import-export;
- Le esportazioni europee verso il mercato israeliano superano i 28 miliardi di euro e sono guidate principalmente da macchinari di precisione apparati di trasporto e prodotti chimici;
- Le importazioni in Ue si attestano su circa 15 mld di euro e vedono una forte prevalenza di componenti elettroniche farmaci avanzati e manufatti tecnologici.
Adesso
- Sul piano istituzionale non è stata calendarizzata alcuna nuova discussione nel merito tra Consiglio, Parlamento e Commissione, proprio perché mancano i presupposti politici e i passi concreti per superare i veti incrociati;
- A livello europeo i Paesi favorevoli alla linea dura cercheranno probabilmente di aggirare l'unanimità, necessaria per rivedere l’accordo, introducendo tariffe mirate ed esclusive solo sulle merci prodotte nelle colonie illegali. La Spagna, però, ha chiesto almeno una votazione sulla sospensione parziale, che richiede una maggioranza qualificata;
- Per quanto riguarda l'Italia il governo continuerà probabilmente a muoversi con estrema cautela per tutelare il suo interscambio nazionale, pari a 4 miliardi di euro, evitando per il momento strappi diplomatici drastici.