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Stallo Putin-Xi sul gasdotto Power of Siberia 2 mentre l'export russo verso l'Europa crolla da 183 a 18 mld di metri cubi

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Stallo Putin-Xi sul gasdotto Power of Siberia 2 mentre l'export russo verso l'Europa crolla da 183 a 18 mld di metri cubi

Cos’è successo

Il recente vertice di Pechino tra il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo cinese Xi Jinping ha evidenziato lo stallo nei negoziati sul gasdotto Power of Siberia 2, un'infrastruttura strategica destinata a trasportare, secondo le stime, 56 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Per Mosca, l'accordo è fondamentale per compensare il crollo delle esportazioni verso l'Europa, passate da oltre 183 a soli 18 miliardi di metri cubi nell’arco di tempo che va dall’invasione dell’Ucraina a oggi.

Tuttavia, Pechino non mostra urgenza nel siglare l'intesa e sfrutta la propria superiorità contrattuale per imporre prezzi nettamente inferiori a quelli richiesti dai russi. Questo scenario complica la strategia statunitense del "reverse Nixon", ipotizzata da alcuni consiglieri del presidente americano Donald Trump per allontanare la Russia dall'orbita cinese, dato che l'interdipendenza economica e politica tra Mosca e Pechino appare ormai consolidata.

Perché conta

Il mancato accordo sul gasdotto evidenzia i mutamenti nelle relazioni bilaterali e le loro implicazioni geopolitiche globali.

  • Sul piano bilaterale, lo stallo mostra il forte sbilanciamento nei rapporti di forza a favore della Cina, che impone sconti strutturali a una Russia penalizzata dal crollo delle entrate energetiche;
  • A livello transatlantico, la dipendenza di Mosca riduce i margini di manovra di Washington, rendendo inefficace l'ipotesi di una diplomazia americana mirata a “dividere” le due potenze;
  • Per il contesto europeo, questo pragmatico rapporto di comodo tra Pechino e Mosca evidenzia l'urgenza di accelerare sulla diversificazione strategica, azzerando le vulnerabilità energetiche residue.

Adesso

  • Nel settore energetico, Pechino mira a garantire la sicurezza delle proprie forniture via terra per proteggersi dai rischi marittimi legati alla crisi dello Stretto di Hormuz, continuando però a negoziare al ribasso con la Russia;
  • L'Ue gioca un ruolo centrale accelerando il piano di sganciamento totale da Mosca, focalizzandosi sull'eliminazione dei restanti 22 miliardi di metri cubi di forniture via Turchia entro la scadenza del phase-out nel 2027;
  • L'Italia si inserisce in questo quadro puntando sulle risorse del Mediterraneo per diversificare i propri approvvigionamenti, una strategia cruciale che tuttavia potrebbe non bastare a compensare la complessa riorganizzazione dei flussi mondiali.

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