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Spesa farmaceutica italiana in crescita: tra sostenibilità del sistema sanitario e competitività industriale
Secondo una recente analisi, la spesa farmaceutica italiana ha raggiunto €37,2 miliardi nel 2024, un livello che riporta al centro il tema della sostenibilità finanziaria del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). L’aumento è trainato da tre fattori strutturali: maggiore domanda di farmaci innovativi, invecchiamento della popolazione e costi crescenti delle terapie avanzate.
Per contenere la spesa, tra le opzioni allo studio emerge una “clausola di salvaguardia” che consentirebbe allo Stato di rinegoziare i prezzi qualora i profitti delle aziende superassero determinate soglie. L’obiettivo sarebbe creare una forma di condivisione del rischio tra pubblico e privato, soprattutto in un contesto in cui il budget sanitario risulta sotto pressione e le regioni faticano a gestire i rimborsi.
Tuttavia, la misura presenta criticità significative. Una clausola di questo tipo potrebbe ridurre l’attrattività dell’Italia per investimenti in ricerca, produzione e clinical trials, complicando la posizione del paese nella competizione globale. L’industria farmaceutica italiana, che è storicamente forte nell’export e nella produzione conto terzi, rischierebbe di vedere compromesi i margini operativi e la capacità di pianificazione industriale.
Il settore teme inoltre che un meccanismo troppo rigido possa disincentivare l’introduzione di farmaci innovativi sul mercato italiano, con effetti indiretti su disponibilità, tempi di approvazione e qualità dell’offerta terapeutica.
La sfida per il governo è bilanciare sostenibilità del SSN e competitività industriale: costruire un modello che garantisca accesso equo ai farmaci senza indebolire una delle filiere strategiche dell’economia italiana. Il 2025 sarà un anno chiave per definire regole, incentivi e governance del settore.