News & BusinessPolitica Internazionale
Se gli attacchi ucraini proseguono al ritmo attuale nel 2026 la Russia rischia un calo del 15-20% della raffinazione del petrolio

Cos’è successo
Nella notte tra il 23 e il 24 maggio, droni ucraini della SBU (unità Alpha) hanno colpito con successo la stazione di distribuzione e smistamento Vtorovo nella regione di Vladimir, gestita da Transneft. La struttura è un hub strategico che distribuisce greggio raffinato verso i depositi di Mosca e rifornisce direttamente gli aeroporti principali della capitale (Sheremetyevo, Domodedovo e Vnukovo). L’attacco ha provocato un incendio su una zona di quasi un km quadrato.
La stazione Vtorovo fa parte della rete che rifornisce la regione di Mosca di carburante per uso civile e militare. L’attacco arriva nella stessa notte in cui la Russia ha lanciato una delle più massicce offensive aeree della guerra: circa 90 missili e 600 droni, tra cui l’Oreshnik (missile balistico ipersonico a medio raggio, con velocità fino a Mach 10+, capacità MIRV fino a 6 testate indipendenti), il Kinzhal (missile ipersonico aerolanciato) e il Zircon (missile da crociera ipersonico). L’attacco ha ucciso 4 civili e ferito quasi 100 persone. L’Ucraina ha intensificato gli attacchi su infrastrutture energetiche russe nel 2026, colpendo oltre 20 volte raffinerie, terminali e stazioni di pompaggio dall’inizio dell’anno.
Perché conta
Le campagne ucraine hanno già ridotto la capacità di raffinazione russa di circa 700.000 barili al giorno nei primi 5 mesi del 2026 (secondo Reuters). Mosca ha dovuto ridistribuire greggio verso l’export grezzo, riducendo raffinazione interna e aumentando prezzi di benzina e diesel. L’attacco su Vtorovo dimostra la capacità ucraina di colpire con precisione in profondità (oltre 500 km dal confine), passando dalla distruzione di raffinerie alla catena di distribuzione che rifornisce direttamente Mosca e l’esercito russo.
- L’attacco ha causato l’interruzione temporanea di forniture di carburante agli aeroporti moscoviti e probabile razionamento locale, oltre a nuove pressioni sul bilancio russo (petrolio e gas pesano per circa il 25% delle entrate);
- Questo segna un’escalation qualitativa ucraina, mentre la Russia risponde con armi ipersoniche (Oreshnik per intimidazione nucleare, Kinzhal e Zircon per saturare le difese aeree). Tuttavia, l’uso limitato di questi missili costosi (Oreshnik usato solo per la terza volta) indica che Mosca li impiega più per vendetta psicologica che per efficacia operativa.
Adesso
- La Russia dovrà riparare Vtorovo (tempi stimati in 2-6 settimane) e ridistribuire flussi da altri nodi; se Kiev continua a colpire stazioni di distribuzione e depositi, Mosca potrebbe essere costretta a ulteriori tagli di produzione o a importare carburante raffinato;
- L’Ucraina ha annunciato nuovi attacchi: l’obiettivo dichiarato è colpire almeno altre 8-10 raffinerie e nodi critici nei prossimi mesi per portare la capacità offline sopra il 25-30% del totale, forzando Putin a scelte strategiche tra export di greggio e rifornimento interno. Nel frattempo, la Russia probabilmente intensificherà l’uso di missili ipersonici (Oreshnik, Kinzhal, Zircon) come ritorsione, anche se la produzione limitata ne riduce l’impatto strategico reale;
- Sul medio termine, se gli attacchi ucraini continueranno a questo ritmo, la Russia potrebbe vedere una riduzione cumulativa della raffinazione del 15-20% per tutto il 2026, con effetti su entrate di guerra, morale interno e capacità di sostenere un’offensiva prolungata.