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Scienza sotto vincolo: la cooperazione arretra nei domini strategici
Cosa è successo?
Il Global Cooperation Barometer 2026 evidenzia una contrazione della cooperazione scientifica internazionale nei settori considerati “sensibili”. Dal 2021, la collaborazione in ambiti come semiconduttori, difesa, biotech avanzato e tecnologie quantistiche è diminuita tra il 10% e il 20%, a seconda dei settori e delle aree geografiche. Il calo è accompagnato da restrizioni crescenti su mobilità dei talenti, proprietà intellettuale, accesso ai dati e trasferimento tecnologico, soprattutto tra blocchi geopolitici rivali.
Perché è importante?
Questa frammentazione segna un passaggio strutturale dalla “scienza aperta” a una scienza securitizzata. I settori colpiti sono precisamente quelli con il più alto potenziale trasformativo (e militare, industriale o sanitario) nel prossimo decennio. La riduzione della cooperazione rallenta la diffusione delle conoscenze, aumenta i costi di duplicazione della ricerca e rischia di abbassare l’efficienza globale dell’innovazione, anche per i Paesi leader. Al tempo stesso, consolida ecosistemi chiusi e regionalizzati, dove l’accesso alla conoscenza diventa una leva di potere strategico.
E adesso?
Nel 2026 la sfida non sarà tornare a un modello di apertura totale, politicamente irrealistico, ma governare la frammentazione. Serviranno nuovi meccanismi di cooperazione selettiva: regole chiare su cosa può essere condiviso, con chi e a quali condizioni, preservando canali minimi di collaborazione scientifica anche nei settori sensibili. Senza questi correttivi, il rischio è un’innovazione globale più lenta, più costosa e sempre più subordinata alle logiche di sicurezza nazionale.