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Sbloccare il Mercato unico Ue genererebbe un +3% di Pil, compensando quattro volte i danni provocati dai dazi Usa

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Sbloccare il Mercato unico Ue genererebbe un +3% di Pil, compensando quattro volte i danni provocati dai dazi Usa

Cos’è successo

La leva economica più potente nelle mani dell’Europa non è la politica commerciale: è il mercato interno, che rimane tuttora incompleto. Lo ha ricordato, tra i tanti temi sollevati in quell’occasione, l’ex premier italiano Mario Draghi durante la consegna del Premio Carlo Magno, capovolgendo le priorità europee sottolineando l'asimmetria di un’Unione Europea aperta all'integrazione verso l'esterno ma chiusa al suo interno.

Basti pensare che i dazi Usa costano circa lo 0,75% del Pil comunitario. Completare il mercato unico sbloccherebbe un +3% (Bce). I negoziati di libero scambio siglati da Bruxelles negli ultimi mesi (Mercosur e India inclusi) valgono meno dello 0,5%.

Perché conta

  • Dal 1999 il commercio internazionale è salito fino a pesare dal 31% al 55% del Pil nell'area euro. Negli Usa e in Cina è rimasto invariato. Risultato: l'Europa è l'economia avanzata più esposta alla domanda esterna, e alle scelte di Washington e Pechino;
  • Quello che manca per avere una vera indipendenza strategica, dunque, è un mercato interno pienamente integrato;
  • Per l'Italia il conto è chiaro: dipendere da forze economiche altrui diventa un costo strutturale: completare il mercato riduce l'esposizione a dazi e shock;
  • I nuovi accordi pesano, ma non abbastanza. Mercosur: +77,6 mld di Pil Ue e +39% di export verso i paesi del Sudamerica entro il 2040; per l'Italia, stime Ice-Enea garantiscono un +0,8% di export Ue entro il 2036 e +3,5 miliardi di euro di export italiano;
  • India: l'accordo concluso il 27 gennaio 2026, ora in fase di revisione, porterebbe a un risparmio di circa 4 miliardi l'anno in dazi. Ma il totale, di questi accordi pesa meno dello 0,5% del Pil Ue;
  • Il vero tesoro è al nostro interno. La Bce stima oltre +3% di welfare se tutti gli Stati si allineano alle economie europee più integrate. Circa quattro volte i dazi americani, che dalla "Liberation Day" hanno già tagliato del 17% l'export europeo verso gli Usa;
  • Il gap è massimo nei servizi: barriere interne pari a circa il 95% del commercio domestico, contro il 67% nei beni. Lì il rendimento marginale è più alto;
  • Tuttavia, bisogna considerare che il mercato resta a metà per scelta. Completarlo vuol dire smontare rendite e interessi che vivono di frammentazione. Firmare accordi fuori è più facile.

Adesso

  • Per quanto riguarda il Mercosur, l’applicazione provvisoria dell’accordo con l’Ue decorre da maggio 2026. Il prossimo step è il voto di ratifica del Parlamento europeo. Entrata in vigore piena tra fine 2026 e inizio 2027;
  • L'intesa con l'Indonesia (settembre 2025) punta al 1° gennaio 2027. Quella con l'India sta entrando nella revisione legale, poi il consenso del Parlamento. Nuovi mercati e forniture diversificate, ma effetti macro sotto lo 0,5% di benessere, come indicato da Draghi sulle stime Bce;
  • La vera partita, dunque, è il mercato unico. I governi useranno la stessa energia per i nodi interni, i capitali, i servizi ed energia, per sbloccare gli accordi commerciali oltreoceano? La scommessa di Draghi è il "federalismo pragmatico": coalizioni di volenterosi per le aree dove i 27 paesi membri non riescono a trovare un'intesa comune. Lì il lobbying pubblico-privato può fare del mercato interno una leva di crescita.

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