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Sanità italiana: prevenzione sottofinanziata, rischio sostenibilità
Cosa è successo?
Uno studio sulla spesa farmaceutica nazionale mostra che l’Italia destina circa il 5% del Fondo Sanitario Nazionale alla prevenzione, tra i livelli più bassi in Europa. Il dato pesa in un Paese con forte invecchiamento, alta incidenza di patologie croniche e uso diffuso di politerapie nella popolazione anziana. La prevenzione — screening, medicina territoriale, vaccini, educazione sanitaria e interventi precoci — resta sotto-allocata, mentre crescono domanda e pressione su ospedali e cure primarie, già in sofferenza per carenze di personale.
Perché è importante?
La sotto-dotazione di risorse ribalta la logica di efficienza: il sistema interviene a valle, quando le patologie sono più costose e complesse. Ciò aumenta ospedalizzazioni evitabili, rischi di inappropriatezza prescrittiva e complicanze, aggravando la spesa nel medio-lungo periodo. I Paesi UE più performanti investono 7–10% in prevenzione, ottenendo migliori esiti e costi più controllati.
E adesso?
Il 2025 è uno snodo: rafforzare la prevenzione come pilastro del SSN per migliorare qualità della vita e sostenibilità, oppure accettare un sistema più fragile e costoso nel prossimo decennio.