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Sanità digitale: meno frammentazione, più sistema
Cosa è successo?
Il McKinsey Health Institute ha pubblicato Bridging the digital health gap through private sector engagement (dicembre 2025), un report che analizza come il settore privato possa accelerare la diffusione della sanità digitale nei sistemi sanitari sotto pressione. Il contesto è critico: dal 2022 gli aiuti pubblici allo sviluppo per la sanità sono diminuiti del 44%, mentre carenza di personale, costi crescenti e accesso diseguale ai servizi mettono in difficoltà molti Paesi. Il report evidenzia che soluzioni digitali mirate (telemedicina, cartelle cliniche elettroniche, AI clinica) possono ridurre i costi dei sistemi sanitari fino al 15% e, secondo l’OMS, salvare oltre 2 milioni di vite con investimenti annui molto contenuti per paziente.
Perché è importante?
Il problema non è la tecnologia, ma la capacità di implementarla. L’analisi di oltre 20 casi in cinque Paesi mostra che gli ecosistemi più maturi (Canada, Estonia) attraggono capitali privati grazie a standard chiari, interoperabilità e governance solida. Nei contesti più fragili, il settore privato fornisce competenze, velocità e finanziamenti, ma senza regole rischia di generare frammentazione, scarsa integrazione e problemi di fiducia sui dati. La sanità digitale diventa così una questione di policy, non solo di innovazione.
E adesso?
Per Italia ed Europa la priorità è usare PNRR e fondi UE per costruire infrastrutture digitali condivise, attrarre competenze private e garantire governance pubblica dei dati. Senza un disegno comune, la sanità digitale resterà sperimentale; se ben coordinata, può diventare una leva strutturale di efficienza, equità e resilienza dei sistemi sanitari europei.