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QatarEnergy sospende le forniture all'Italia: perché le rinnovabili potrebbero bastare

QatarEnergy sospende le forniture all'Italia: perché le rinnovabili potrebbero bastare

3 min di lettura

Cosa è successo?

Gli attacchi iraniani del 18 e 19 marzo al polo produttivo di Ras Laffan hanno spinto QatarEnergy a dichiarare lo stato di forza maggiore su alcuni contratti di fornitura di gas naturale liquefatto, sospendendo le forniture verso Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Per l'Italia il colpo è tutt'altro che marginale: il paese importa dal Qatar circa 6,4 miliardi di metri cubi annui sulla base del contratto di lungo termine siglato da Edison nel 2009, volumi che rappresentano fino al 30% circa del GNL importato e approssimativamente il 10% del totale delle importazioni di gas. A questo si sarebbe dovuto aggiungere un altro miliardo e mezzo di metri cubi nel 2026, grazie a un accordo siglato da Eni e QatarEnergy dopo la crisi del 2022, anch'esso ora bloccato. Il 24 marzo, poche ore prima della partenza di Giorgia Meloni per l'Algeria con l’intento di aumentare le forniture dall’area, il think tank italiano per il clima ECCO ha pubblicato un'analisi che pone una domanda scomoda: e se non avessimo bisogno di correre a cercare nuovi fornitori?

Perché è importante

L'Italia può fare a meno del gas qatarino. Non è uno slogan: è la conclusione di un'analisi che mostra come nell'arco di dodici mesi il paese potrebbe sostituire in modo strutturale oltre l'85% del fabbisogno di gas dal Qatar attraverso rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione dei consumi, senza ricorrere a nuovi contratti né a ulteriori investimenti in nuove infrastrutture o nuovi giacimenti. Il restante 15% potrebbe essere coperto sfruttando le infrastrutture esistenti come i gasdotti con Algeria e Libia e la capacità di rigassificazione già installata ma oggi utilizzata solo al 70%. La ricetta è nota: 10 gigawatt l'anno di nuova capacità rinnovabile, efficienza negli edifici e nell'industria, pompe di calore al posto delle caldaie. Strumenti già disponibili, tecnologie già mature. Quello che manca non è la soluzione, ma la volontà politica di applicarla con continuità.

E adesso?

La risposta del governo italiano alla crisi è stata istintiva e prevedibile: volare ad Algeri a cercare gas alternativo. È la stessa mossa del 2022, quando l'invasione russa dell'Ucraina spinse Roma a firmare contratti di emergenza con alcuni paesi africani. Ogni crisi diventa così un'occasione per aggiungere una nuova dipendenza fossile invece di ridurre le vecchie. Nel breve periodo resta prioritario preservare le attuali riserve di stoccaggio (oggi al 44%, ben al di sopra della media europea del 29%) per evitare costi di riempimento proibitivi e garantire la soglia di sicurezza dell'80-90% necessaria per il prossimo inverno. Ma la vera scommessa è politica: riuscire a trasformare l'urgenza di questa crisi in una accelerazione strutturale della transizione energetica.

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