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Prima fonte rinnovabile nel mix elettrico italiano, l'idroelettrico è crollato del 24% per la siccità a giugno
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Cos’è successo
Secondo Assoidroelettrica, l’associazione della filiera idroelettrica italiana, la siccità causerà ad agosto un crollo della produzione ancora più marcato rispetto a quello registrato lo scorso giugno (-24% su base annua).
Intanto, l’AGCM ha presentato al governo e al parlamento la segnalazione AS2187, contenente proposte di riforma ai fini della legge annuale per il mercato e la concorrenza: tra le altre cose, l’autorità Antitrust si prefigge di intervenire sulle concessioni idroelettriche
Perché conta
- L’idroelettrico è la prima fonte rinnovabile per contributo al mix di generazione elettrico italiano: vale più del 20%, preceduta solo dal gas naturale (sopra il 40%) e seguita dal fotovoltaico (13%) e dall’eolico (8%). È una fonte a zero emissioni, modulabile e capace anche di svolgere una funzione di stoccaggio attraverso gli impianti di pompaggio;
- La siccità sta impattando negativamente sulla produzione idroelettrica non solo in Italia, ma anche in buona parte d’Europa: a preoccupare sono, in particolare, i bassi livelli delle acque del Danubio. A luglio, in Austria l’output idroelettrico è stato pari al 51% della media degli ultimi quindici anni; in Svizzera al 48% e in Germania al 63%;
- La produzione idroelettrica mancante potrebbe venire sostituita da quella a gas, anch’essa modulabile (la generazione eolica e solare, al contrario, è non programmabile e poco modulabile). Il rischio, al di là delle emissioni, è un’ulteriore riduzione degli stoccaggi di gas, che sono già ai livelli minimi dal 2011.
Adesso
- Quanto alle concessioni idroelettriche italiane, nella segnalazione AS2187 l’AGCM scrive che “la limitata disponibilità della risorsa idrica rende […] necessario che l’affidamento delle concessioni per lo sfruttamento avvenga attraverso meccanismi di concorrenza per il mercato, quale strumento maggiormente idoneo a garantire il più alto livello di investimenti, e, quindi, ad assicurare un più ampio e dinamico sviluppo del settore, massimizzando il beneficio collettivo”;
- In quasi cent’anni le concessioni idroelettriche italiane sono state prorogate molte volte, ma entro il 2029 saranno scadute per l’86% (per più del 15% lo sono già, ma rimangono in mano ai gestori). Nel 2021 l’allora governo di Mario Draghi agganciò l’apertura di gare per le concessioni agli obiettivi del PNRR. Le aziende concessionarie sono generalmente contrarie alle gare e chiedono uniformità normativa a livello europeo: non tutti gli Stati membri dell’Unione utilizzano lo strumento della concessione (in alcuni Paesi si utilizza il permesso) e la durata stessa dei provvedimenti è variabile e generalmente più lunga di quella italiana (15-30 anni, contro i 30-40 anni della Francia, i 75 della Spagna e i 90 dell’Austria);
- L’AGCM fa notare come le sue raccomandazioni sulla promozione della concorrenza nelle concessioni idroelettriche sono state espresse anche dalla Commissione europea, nel documento di lavoro a supporto delle raccomandazioni del Consiglio 2026 per l’Italia (datato 3 giugno 2026).