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Prezzi elettrici più stabili, ma un mercato europeo sempre più frammentato
Cosa è successo?
Nel secondo trimestre 2025 il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità nell’UE si è attestato a 65 €/MWh, in aumento del 6% su base annua, ma ancora –29% rispetto al Q2 2023, secondo il Quarterly Report on European Electricity Markets della Commissione europea. Dietro questa apparente stabilità si nasconde però una forte dispersione geografica: 28 €/MWh in Finlandia contro 105 €/MWh in Irlanda. I differenziali riflettono dinamiche nazionali molto diverse: nella Penisola Iberica i prezzi sono saliti nettamente (Portogallo +23%, Spagna +16%) per il maggiore ricorso al gas, mentre Nordici e Baltici hanno beneficiato di cali marcati (Finlandia –30%).
Perché è importante?
L’Europa è uscita dal regime di prezzi da crisi energetica, ma non è entrata in una fase di vera convergenza di mercato. I prezzi sono sempre più determinati dal mix di generazione nazionale e dall’esposizione al gas, piuttosto che da un equilibrio continentale. Questo mina l’idea di un mercato elettrico unico: imprese e consumatori affrontano condizioni di costo molto diverse a seconda del Paese, con effetti diretti su competitività industriale e localizzazione degli investimenti.
E adesso?
La frammentazione dei prezzi rende evidente che l’integrazione del mercato elettrico resta incompleta. Rafforzare interconnessioni, coordinamento delle reti e strumenti comuni di flessibilità diventa cruciale per ridurre i divari. Senza un’accelerazione sull’infrastruttura e sulla convergenza dei sistemi energetici, la stabilizzazione dei prezzi rischia di restare un fenomeno medio statistico, più che una realtà economica condivisa a livello europeo.