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Prezzi al dettaglio: il costo dell’elettricità è sempre più una questione di reti e fiscalità
Cosa è successo?
Nel secondo trimestre 2025 i prezzi al dettaglio per le famiglie nelle capitali dell’UE sono saliti in media del 3% su base annua, raggiungendo 246 €/MWh, nonostante il calo del costo dell’energia all’ingrosso. Il Quarterly Report on European Electricity Markets mostra che la componente energia è scesa a circa il 50% del prezzo finale (–2 punti percentuali), mentre oneri di rete e tasse sono aumentati di circa 2 punti percentuali ciascuno. Le differenze tra Paesi restano ampie: forti aumenti in Austria (+30%), Lussemburgo (+29%) e Polonia (+25%), a fronte di cali marcati in Slovenia (–16%), Estonia (–13%) e Francia (–11%).
Perché è importante?
Con la normalizzazione dei mercati all’ingrosso, il baricentro del prezzo dell’elettricità si sposta dalla dinamica dei combustibili alle scelte di politica pubblica. Reti, fiscalità e regolazione diventano il principale fattore di costo per famiglie e imprese. Questo rende il prezzo finale sempre meno un segnale di scarsità energetica e sempre più l’esito di decisioni su investimenti infrastrutturali, copertura dei costi di rete e utilizzo dell’elettricità come base imponibile.
E adesso?
La transizione energetica entra in una fase in cui la sostenibilità sociale dipende dalla governance dei costi non energetici. Senza una revisione coordinata di oneri di rete, tassazione e meccanismi di recupero degli investimenti, il rischio è che i benefici della stabilizzazione dei prezzi all’ingrosso non arrivino ai consumatori. La sfida per l’UE sarà bilanciare il finanziamento delle reti necessarie alla transizione con la protezione del potere d’acquisto e della competitività economica.