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Perdite assicurate fino a 320 miliardi l'anno: nessuno dei 7 regolatori analizzati protegge davvero i cittadini

Cos’è successo
Secondo un nuovo report dell'IIED (International Institute for Environment and Development), pubblicato il 5 novembre, la regolamentazione assicurativa resta “indietro” rispetto ai rischi climatici crescenti in tutte le sette giurisdizioni analizzate: Unione europea, Regno Unito, Stati Uniti a livello federale, gli Stati di Florida e California, Australia e India.
I ricercatori hanno valutato ciascun regolatore su due dimensioni: quanto spinge gli assicuratori a proteggersi dal rischio climatico (punteggio “prudenziale”) e quanto garantisce ai cittadini comuni di poter ancora accedere a un’assicurazione nonostante premi in aumento e coperture in restringimento (punteggio “resilienza”).
Perché conta
- Il risultato centrale del report è netto: nessun regolatore al mondo gestisce bene entrambi i lati del rischio climatico — la regolamentazione protegge gli assicuratori molto meglio di quanto protegga le persone, un divario sistematico che attraversa tutte le giurisdizioni esaminate, indipendentemente dal loro livello di sviluppo economico o dalla solidità del proprio sistema finanziario;
- Il report individua due punti ciechi specifici nella supervisione attuale: il monitoraggio di se gli assicuratori si stiano ritirando da comunità povere o vulnerabili, e l’assenza di requisiti che spingano gli assicuratori a spostare i propri investimenti verso la riduzione del rischio climatico — un paradosso segnalato anche da altre fonti: gli assicuratori continuano a investire migliaia di miliardi di dollari proprio nelle attività che alimentano il cambiamento climatico che sta già colpendo i loro bilanci;
- Il dato si inserisce in un quadro già documentato da altre fonti viste in questa conversazione: Swiss Re stima le perdite assicurate globali 2026 “a trend” attorno a 148 miliardi di dollari, contro una media modellata di 171 miliardi e uno scenario di picco (1 ogni 10 anni) fino a 320 miliardi — mentre negli Usa l’NAIC ha già rilevato, tra il 2018 e il 2024, aumenti dei premi casa tra il 18,3% e il 43,3% a seconda della regione, e un aumento dei mancati rinnovi da parte degli assicuratori tra il 96% e il 216%.
Adesso
- Il report arriva a pochi giorni dall’apertura di COP31 ad Antalya (9-20 novembre), dove il ruolo dell’assicurazione nella resilienza climatica globale sarà probabilmente parte della discussione — un tempismo che gli autori sembrano aver scelto deliberatamente per influenzare l’agenda negoziale;
- Gli autori raccomandano ai regolatori di sviluppare metriche comparabili tra giurisdizioni per monitorare sia l’esposizione finanziaria degli assicuratori sia l’effettivo accesso dei cittadini alla copertura — un approccio che richiederebbe una revisione sostanziale degli attuali standard di vigilanza, oggi concentrati quasi esclusivamente sulla solvibilità delle compagnie;
- Resta da vedere se questo nuovo framework comparativo troverà seguito concreto presso le autorità di vigilanza nazionali, o se — come già osservato per iniziative simili (Climate Insurance Alliance Ue, memo “Sounding the Alarm” di Inside Track) — l’attenzione mediatica si esaurirà senza tradursi in cambiamenti regolatori sostanziali nel breve periodo.