News & BusinessPolitica Internazionale
Per la Russia combattono quasi 30mila stranieri da 130 Paesi, 14mila sono nordcoreani

Cos’è successo
Alcuni giorni fa, il capo dell’HUR ucraino (intelligence militare), il Gen. Oleh Ivashchenko, ha affermato che la Russia usa cittadini provenienti da oltre 40 Paesi come "alleati" negli assalti - anche se, secondo altre stime, i Paesi di provenienza sarebbero 130–140 (contraddizione numerica spiegabile dal possibile bassissimo numero da molti Paesi). L’HUR ha però identificato più di 28.000 stranieri sotto contratto in Russia, di cui oltre 14.000 sarebbero nordcoreani, inviati con un accordo tra Mosca e Pyongyang (e non quindi reclutati più o meno liberamente sul mercato).
Secondo fonti di intelligence e giornalistiche, per il prossimo anno, la Russia puunterebbe a reclutare altri 20.000 soldati stranieri. Il dato è interessante soprattutto alla luce del fatto che in alcune zone, come nel fronte di Lyman, gli stranieri arrivano al 30% degli effettivi dispiegati. Le stime variano molto ed è verosimile sia che in alcuni casi ci sia una sovrarappresentazione che, in altri, questi vengano sottodimensionati: difficile monitorare arrivi e partenze, così come morti, feriti e dispersi. In ogni caso, gli stranieri sotto contratto con Mosca proverrebbero principalmente dall'Asia centrale, Asia meridionale, Africa e poi America Latina. Tra i Paesi più rappresentati, invece, ci sarebbero Cuba, Uzbekistan, Tajikistan, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Sri Lanka, e Armenia. Con numeri minori ci sarebbero poi il Kenya e l'Indonesia.
Perché conta
Gli stranieri che combattono in Russia, non sono volontari (come quelli ucraini), nè sono inquadrati come nella legione straniera francese: sono più simili ai mercenari tradizionali, attratti a volte con incentivi a volte con la forza. L'assenza di una missione ideologica condivisa, insieme all'esperienza militare ridotta o proprio assente, hanno effetti sulle operazioni russe.
- Gli stranieri non riescono infatti a compensare le perdite russe nè, tanto meno, a dare un salto di qualità alle forze in campo, grazie a superiore motivazione, competenze o esperienza. Molti arrivano addirittura con false promesse di lavoro civile, cittadinanza o paga alta e finiscono al fronte in settimane, con sopravvivenza media stimata intorno ai 150 giorni per alcuni contingenti cubani;
- Il ruolo di effettivi stranieri nelle file russe può avere effetti negativi su più livelli: in primo luogo, può favorire le operazioni di intelligence ucraine, sia per errori che per presenza di asset avversari; in secondo luogo può provocare tensioni e ammutinamenti tra le forze dispiegate; in terzo luogo può creare frizioni diplomatiche con alcuni Paesi, soprattutto qualora gli effettivi stranieri siano reclutati con l'inganno.
Adesso
- Alcuni Paesi - tra cui India, Nepal e Kenya - stanno rimpatriando i loro cittadini sotto contratto con la Russia, chiudendo agenzie di reclutamento e incriminando chi le gestiva;
- Mosca sta quindi spostando la propria attenzione verso l'Africa, la diaspora latinoamericana in Europa e verso il Sud-est asiatico. L’UE intanto sta valutando divieti d’ingresso per chi ha combattuto con la Russia; il nodo legale è se trattarli da mercenari, combattenti o vittime di schiavismo;
- Sul medio termine il flusso estero permette a Putin di ritardare una nuova ondata di mobilitazione interna, ma alza il costo diplomatico con il Sud globale e non sostituisce la massa russa: senza di essa l’offensiva resta un'attività ad elevato attrito e scarsi rendimenti.