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Omnibus I: l’UE frena sulla sostenibilità
Cosa è successo?
Il 16 dicembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato definitivamente il pacchetto Omnibus I, riscrivendo in modo sostanziale le direttive sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e sul dovere di diligenza delle imprese (CSDDD). L’accordo riduce drasticamente il numero di aziende coinvolte, attenua gli obblighi previsti e rinvia l’entrata in vigore delle norme. La CSDDD si applicherà solo a imprese con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, con sanzioni ridotte e senza responsabilità civile armonizzata. La CSRD escluderà circa il 90% delle imprese oggi soggette agli obblighi di reporting.
Perché è importante?
Il voto segna un cambio di rotta politico e regolatorio dell’UE sulla sostenibilità. Non è solo una semplificazione tecnica: solleva interrogativi sulla qualità del processo legislativo, su possibili conflitti di interesse interni e sulla capacità dell’Unione di difendere la propria autonomia normativa sotto forti pressioni geopolitiche, in particolare statunitensi. Il ridimensionamento rischia di indebolire trasparenza, accountability delle imprese e credibilità dell’UE come standard setter globale.
E adesso?
Dopo l’adozione formale da parte del Consiglio, gli Stati membri avranno tempo fino al 2028 per il recepimento. Ma Omnibus I è solo l’inizio: la Commissione ha già annunciato nuovi pacchetti di semplificazione ambientale, segnando una fase di revisione strutturale dell’agenda europea su sostenibilità e competitività.