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Oltre le miniere: l'UE deve imparare a trasformare le materie prime critiche (non solo trovarle)
Cosa è successo
Il 26 febbraio 2026 Rasmussen Global (RG) ha pubblicato un memo (“Mind the Gap: CRM Refining in Europe”) con proposte per rafforzare l’implementazione del Critical Raw Materials Act (CRMA). Il punto centrale: la strategia UE rischia di restare incompleta se non affronta in modo più diretto il “collo di bottiglia” della raffinazione/processing delle materie prime critiche.
Tra le righe?
- RG non ridefinisce i target del CRMA, ma sostiene che la vulnerabilità si concentri negli stadi intermedi delle filiere, dove si decide capacità di fornitura, qualità e specifiche dei materiali. Nel memo, questa dipendenza è esemplificata da tre casi in cui la Cina domina la capacità globale di lavorazione: grafite (95%), gallio (94%) e tungsteno (86%) (media 2016–2020).
- Il messaggio implicito è che procedure più rapide, da sole, non rendono automaticamente “finanziabili” nuovi impianti: per sbloccare investimenti energivori e di lungo ciclo servono anche strumenti che riducano rischio e volatilità (domanda, prezzo, margini).
- Sul fronte industriale, tra i 47 “strategic projects” approvati dall’UE nel 2025 figurano 4 progetti in Italia: sono tutti classificati come iniziative di riciclo/recupero (non di raffinazione primaria), su materiali come PGM, REE per magneti, e metalli per batterie. In parallelo, un canale “tangibile” lato Italia riguarda la dimensione infrastrutturale e logistica: nel 2025 CDP e SACE hanno sostenuto un finanziamento da €250 milioni (10 anni), con garanzia fino all’80%, a favore di Africa Finance Corporation, citando anche la fornitura di componenti per il Lobito Railway Corridor. È un esempio di leva italiana su rotte e infrastrutture, ma il valore industriale per l’Europa resta legato a quanta capacità di processing si sviluppa a valle.
Perché è importante
Il CRMA fissa benchmark al 2030 per aumentare capacità interne lungo la catena del valore (incluso almeno il 40% del consumo annuo UE coperto da processing) e per ridurre la concentrazione degli approvvigionamenti (non oltre il 65% da un singolo Paese terzo).
RG insiste che la resilienza non dipende solo da nuove fonti di materia prima, ma dalla capacità europea di trasformare input in materiali utilizzabili su scala e con standard industriali.
Per questo, propone di affiancare alle misure procedurali una “cassetta degli attrezzi” finanziaria:
- equity pubblico e strumenti UE dedicati;
- accordi di off-take di lungo periodo; meccanismi di stabilizzazione dei ricavi/prezzi (es. contratti per differenza/corridoi di prezzo);
- un rafforzamento delle funzioni di coordinamento (acquisti congiunti, audit di filiera, notifiche di disruption).
E adesso?
- Breve termine: chiarire come opereranno domanda aggregata e strumenti di coordinamento (accesso, governance, perimetro materiali) e se includeranno meccanismi espliciti di stabilizzazione dei ricavi/prezzi.
- Medio termine: definire l’architettura degli strumenti di de-risking (equity, fondi, garanzie, off-take) e la compatibilità con il quadro sugli aiuti di Stato: è qui che si decide la “bancabilità” degli impianti.
- Verso il 2030: verificare se i benchmark CRMA su processing e concentrazione delle importazioni sono sostenuti da capacità industriale effettiva, non solo da target.