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Oltre il 65% dei pagamenti europei è in mano a Visa e Mastercard, con l'euro digitale la Bce vuole riprendere il controllo dei circuiti

Cos’è successo
Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, è tornato il 3 giugno davanti alla commissione ECON dell'Europarlamento per fare il punto sull'euro digitale. Due le novità da marzo: a maggio la BCE ha firmato accordi con tre organismi europei di standardizzazione e ha chiuso la call per i prestatori di servizi di pagamento (PSP) interessati al pilota del 2027.
Oltre 50 candidature sono in fase di valutazione della BCE: includono banche grandi e piccole, acquirer e distributori. La BCE annuncerà i risultati della selezione a luglio, con sviluppo effettivo dal terzo trimestre. Il pilota parte nella seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi.
Perché conta
Il sottotesto del discorso di Cipollone è che la BCE corre più veloce della legge: firma standard, recluta banche, prepara il pilota, ma ripete che solo i co-legislatori possono conferire lo status di corso legale. Il Parlamento Europeo rimane il collo di bottiglia.
La posta in gioco è geopolitica: quasi due terzi dei pagamenti con carta nell'area euro passano da circuiti non europei e 13 Paesi dipendono interamente da schemi internazionali. Gli standard comuni servono a strappare quel controllo a Visa e Mastercard. Per l'Italia, agganciata a infrastrutture estere, l'euro digitale è una leva di sovranità. Per i consumatori, la promessa è un'opzione pubblica accettata ovunque, online e offline, gratuita e con privacy equivalente al contante offline — dove solo le due controparti vedono la transazione.
- I conti della BCE: 1,3 miliardi di sviluppo fino alla prima emissione e circa 320 milioni l'anno di gestione, coperti dal signoraggio come le banconote;
- Incentivi di filiera: agli esercenti più potere negoziale e meno dipendenza dai circuiti esteri; ai PSP nuovi ricavi, dai pagamenti condizionati ai programmi fedeltà;
- Sì, ma il conto pesa sulle banche — 4-5,8 miliardi di investimento — e la paura di deflussi dai depositi resta l'ostacolo politico vero, contenuto solo dai limiti di detenzione (500-3.000 euro) che però comprimono l'uso come riserva di valore.
Adesso
- Luglio 2026: la BCE annuncia i PSP selezionati e avvia lo sviluppo nel terzo trimestre — primo test concreto dell'appetito del mercato dopo le oltre 50 candidature. Gli esercenti possono intanto inserire i nuovi standard europei nel prossimo aggiornamento dei terminali, abbattendo i costi futuri di adozione;
- Nel 2026 dipende tutto dalla politica: l'emissione nel 2029 poggia sull'ipotesi che i co-legislatori adottino il regolamento entro l'anno. Chiudere i triloghi entro il 1° gennaio 2027, venticinquesimo dei contanti in euro, sarebbe per Cipollone un messaggio simbolico, non una scadenza formale. Il nodo resta il limite di detenzione, senza un punto fermo tra banche e legislatori;
- Seconda metà 2027: parte il pilota vero e proprio — pagamenti P2P e verso gli esercenti — su dodici mesi, per validare le funzionalità centrali in condizioni reali. Il suo esito misurerà la tenuta dell'obiettivo 2029.